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Fort Augustus

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Bagnata dalle acque scure di Loch Ness

Quando si parla di Scozia la prima cosa che ci viene in mente è Edimburgo o Loch Ness e viaggiare in Scozia spesso significa visitare entrambi nel poco tempo a disposizione. Quando, però, ci si rende conto che il lago ha un’estensione di 40 Km, la domanda che sorge spontanea è: quale potrebbe essere il punto migliore per fermarsi ad ammirarlo? Fort Augustus è l’opzione più vicina ad Edimburgo per provare ad avvistare il mostro del lago e lasciarsi incantare dal paesaggio delle Highlands.

Panchina sulle rive di Loch Ness

Sulle rive di Loch Ness – V. Donsì

Di seguito vi offriamo una guida di Fort Augustus per conoscere il paese. Se poi volete vederlo di persona, basterà partecipare al Tour da Edimburgo a Loch Ness, durante il quale, oltre a vedere il famoso lago, verrete a conoscenza della storia che ha fatto della Scozia un paese fuori dal comune.

Fort Augustus

Sono passati più di mille anni da quando le prime popolazioni scelsero di stabilirsi in questo luogo. L’isola della ciliegia (Cherry Island), l’unica isola di tutto il lago, è forse l’esempio più significativo di questi insediamenti primitivi. Si tratta di un’isola artificiale costruita da questi primi abitanti secondo un modello di palafitta che si trova in vari luoghi, o meglio in vari laghi, della Scozia: il Crannogh.

Rive di Loch Ness innevate a Fort Augustus

Neve a Fort Augustus – V. Donsì

Fort Augustus è oggi una località di 700 abitanti situata nel cuore delle Highland scozzesi. L‘antico nome gaelico della città era Kiliwhimin e tale rimase fino al XVIII secolo quando prese il nome attuale. Motivo di questo cambio furono le Guerre Giacobite e la costruzione di un forte in questo punto, di passaggio verso Inverness, la Capitale delle Highlands, per controllare i ribelli scozzesi del Nord. In seguito il forte venne sostituito da un’abbazia di monaci benedettini, un edificio monumentale che è senza dubbio il più bello del luogo.
Fort Augustus è, per la sua localizzazione privilegiata, il luogo che ci permette una panoramica esclusiva di Loch Ness. Un belvedere unico che negli ultimi anni ha visto crescere la sua importanza grazie al turismo.

Cosa fare e cosa vedere

Loch Ness

Eccoci al misterioso Loch Ness. Il lago, celebre grazie al “mostro”, lo è anche per le sue mostruose dimensioni: 39 Km di lunghezza e 230 metri di profondità, che ne fanno il lago maggiore di tutto il Regno Unito per volume di acqua.

Statua di Nessie a Fort Augustus

Nessie a Fort Augustus – V. Donsì

Questa gran massa d’acqua, come già abbiamo visto, è stata al centro dell’attenzione sin dalla preistoria, quando le prime popolazioni che vi si insediarono videro nelle sue acque un mezzo di sopravvivenza che forniva loro cibo e facilitava i trasporti. Oggi, continua ad essere al centro dell’attenzione essendo uno dei piatti forti del turismo in Scozia.

Loch Ness è sempre stato un punto strategico di unione tra il Nord e il Centro delle Highlands. Punti di forza come lo sbocco al Mare del Nord attraverso il fiume Ness e la confluenza di grandi valli sono stati nei secoli motivo di numerose guerre per il suo controllo. Pitti e Romani, Celti e Vichinghi, Scozzesi e Inglesi, sono solo alcuni dei popoli che hanno lottato sulle sue coste.

Crociera di Loch Ness

Caledonian Cruise a Fort Augustus

Caledonian Cruise a Fort Augustus – V. Donsì

Per chi non si accontenta solo della costa e vuole addentrarsi nel lago, è possibile fare una mini-crociera, con la quale si può esplorare il lago e ammirare gli impressionanti paesaggi che lo circondano. Sulla barca troverete sonar e sensori di movimento per registrare qualsiasi segnale di Nessie.
Il mistero del lago risale addirittura al VI secolo, quando San Columbano di Iona venne chiamato da una tribù pitta per domare una “bestia acquatica” che viveva nel lago. Secoli dopo la fama del misterioso abitante del lago si diffuse in tutta Europa grazie alla famosa fotografia di Nessie apparsa sui giornali. In essa sembra proprio di vedere la creatura che nuota tranquillamente nel lago. Questo argomento fa discutere ancora oggi: quasi ogni anno vengono scoperte nuove teorie, pubblicate foto e video che rimettono in discussione l’esistenza del mostro. La minicrociera che parte dal molo di Fort Augustus dura circa un’ora e la consigliamo ai nostri clienti del Tour di Loch Ness e le Highlands sia per saperne di più sulla storia del mostro, sia semplicemente per vedere da vicino il lago e le sue sponde. Per godervi al meglio la tappa di Fort Augustus vi consigliamo di portarvi da mangiare sulla barca.

Canale Caledonia

Fort Augustus non solo è famoso perché si trova sulla costa di Loch Ness, ma anche per il canale che lo attraversa e che prende il nome latino che i romani diedero al paese.

Le chiuse sul canale Caledonia

Le chiuse sul canale Caledonia – P. Cabero

Navigare in inverno nell’estremo settentrionale del Mare del Nord, era difficile e pericoloso. La traversata era ostacolata da iceberg e lastre di ghiaccio e funestata dal costante pericolo di tormente che rischiavano di spazzare via intere imbarcazioni con carichi preziosi e con tutto l’equipaggio.

Fu proprio per ovviare al problema delle difficili condizioni di navigazione della costa occidentale scozzese, che si decise di aprire un canale sfruttando le particolari condizioni fisiche della grande valle nella quale si trova Loch Ness. Per risparmiare chilometri di costruzione, infatti, il canale è stato realizzato come collegamento tra i tre laghi che occupano la valle, creando un unico corso d’acqua lungo ben 100 Km che unisce l’Oceano Atlantico e il Mare del Nord.

A questo punto però subentrava un altro problema: il dislivello tra i laghi. La soluzione fu la realizzazione di un sistema di chiuse. Il piccolo paese di Fort Augustus si trova in prossimità di uno di questi e con un po’ di fortuna lo possiamo vedere in funzione durante la nostra visita. È consigliabile una passeggiata lungo il sentiero che si estende ai bordi del canale.

Museo del Canale Caledonia

Museo del Canale Caledonia

Museo del Canale Caledonia – V. Donsì

Per conoscere l’influenza del canale Caledonia nelle Highlands e scoprire come si costruì una delle opere di ingegneria civile più importante dell’epoca, è imprenscindibile visitare il suo Museo. L’esposizione include piani, foto e spiegazioni sull’opera e vi racconta di Thomas Telford, l’ingegnere scozzese che fu capace di convincere il mondo che era possibile cambiare il corso della natura.

In realtà, il canale non fu utilizzato molto. Quando terminarono di costruirlo, le navi mercantili per le quali era stato progettato erano aumentate di dimensioni ed il canale era troppo piccolo. Ebbe nuova vita a partire dal 1960, quando i britannici cominciarono ad utilizzare imbarcazioni di svago per percorrere la Scozia da Nordest a Sudovest.

Abbazia Benedettina

Abbazia Benedettina di Fort Augustus

Abbazia Benedettina di Fort Augustus – P. Cabero

Nel 1874, il terzo Marchese di Bute provò a  recuperare i monasteri in Scozia. Dopo la riforma protestante e le guerre religiose e dinastiche, i monasteri iniziarono a sparire. Il tredicesimo signore di Lovat donò i terreni dell’antica fortezza del 1729, distrutta durante le guerre giacobite, per la costruzione di un monastero tutelato dai benedettini a Fort Augustus.
Nel 1880 terminarono i lavori del monastero e di una scuola per la classe alta della zona. Entrambi dipendevano direttamente dalla gerarchia cattolica di Inghilterra, fino a che passò sotto la dipendenza della Santa Sede alla fine del XIX secolo. La scuola rappresentò il motore finanziario e di prestigio fino al 1993, anno in cui la chiusero perché non accettava di adattarsi ai cambiamenti del sistema educativo scozzese. Oggi è un Club con hotel, ristorante e sale per convegni.

Dove mangiare
Ristoranti e pubs

The Moorings

The Moorings – V. Donsì

The Moorings: uno dei ristoranti con i prezzi più competitivi del paese, e con un ottimo servizio di take away. Offre anche uno spazio all’esterno e, trovandosi attaccato al canale, è il luogo perfetto per chi vuole un servizio veloce per godersi la crociera sul lago. Il menu del take away offre pizza, kebab, hamburger e, ovviamente, fish and chips.
Indirizzo: Canal Side, Fort Augustus

 

 

The Lock Inn

The Lock Inn – V. Donsì

Lock inn: in un ambiente famigliare e con vista diretta sulle chiuse del canale Caledonio, offre cibo fresco e a prezzi accessibili. Usa prodotti della zona e i suoi piatti sono abbastanza semplici, come è tipico dei pub. Durante l’estate dispone di una sala al primo piano con vista al canale che permette di osservare il sistema di chiuse in funzione.
Indirizzo: Canal Side, Fort Augustus

 

 

The Bothy

The Bothy – V. Donsì

Bothy restaurant: un buon pub che offre un menu tipico scozzese, nel quale non può certamente mancare l’Haggis. Nel bar con lo stesso nome si trova una vasta collezione di whiskie “Single Malt” e birre locali. L’edificio è un’antica fattoria del 1800 e dispone di un’ampia zona di ristorazione, a parte la zona del bancone.
Indirizzo: Canal Side, Fort Augustus

 

 

Boathouse: il posto migliore è occupato da questo ristorante, situato nell’antico pontile dell’abbazia. Luogo perfetto per mangiare e allo stesso tempo godere di uno dei migliori panorami del lago. È, senza ombra di dubbio, il ristorante più rinomato di Fort Augustus e appartiene al The Highland Club. Tra i suoi piatti se ne possono trovare anche alcuni dedicati al popolare mostro di Loch Ness.
Indirizzo: The Highland Club, St.Benedict’s Abbey, Fort Augustus

Supermercati

Supermercato Mac Evans

Supermercato Mac Evans – V.Donsì

Mc Ewan: é un supermercato ed offre anche pasti take away e dispone di un ristorante con vista sul fiume Oich.
Indirizzo: Canal Side, Fort Augustus

 

 

 

 

Macelleria MacDougall

Macelleria MacDougall – V.Donsì

D J Macdougall Butcher : è una macelleria tradizionale fondata nel 1884. Offre carne di agnello, cervo, maiale. Tra le sue specialità c’è l’Haggis e il Black pudding. Le sue salsicce casarecce e i suoi hamburger sono molto richiesti.
Indirizzo: Canal Side, Fort Augustus

 

 

Dove comprare

Clansman Centre

Clansman Centre – V.Donsì

Clansman centre: piccolo centro visitatori dedicato alla storia delle Highlands, e in particolare sugli usi e costumi del XVII secolo. Dispone anche di prodotti tradizionali delle Highlands, dalla gioielleria celta o con motivo pitto a omaggi a Nessie.
Indirizzo: Canal Side, Fort Augustus

 

 

Milshop

Milshop – V.Donsì

The Mill Shop: occupa lo spazio dell’antica chiesa del paese. Vende prodotti tipici scozzesi: indumenti di lana, biscotti al burro, gioielleria e Kilt per tutte le età e taglie. Dispone anche di indumenti di cachemir e dei tradizionali vestiti di lana dell’isola di Arran.
Indirizzo: Canal Side, Fort Augustus

Vuoi perché Loch Ness appare in tutte le liste dei luoghi misteriosi, o perché si trova in quelle dei luoghi che si devono visitare almeno una volta nella vita, oppure perché la grandezza del lago ci fa dubitare di ciò che non conosciamo, se visitate la Scozia, un viaggio a Fort Augustus e al lato sud di Loch Ness è quasi d’obbligo, e noi siamo pronti ad accompagnarvi!

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Harry Potter a Edimburgo e in Scozia (Parte 1)

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La relazione fra Harry Potter e la Scozia

Signore e signori, maghi e babbani, se non avete una Nimbus 2000, armatevi di una scopa di casa ultimo modello, perché state per cominciare un tour per i luoghi che hanno visto nascere e crescere il giovane Harry Potter!
Scopriremo insieme la storia, le curiosità e voleremo sulle location che hanno ispirato la scrittrice J. K. Rowling e che hanno trasformato il giovane occhialuto nel mago più famoso del mondo.

La piccola Rowling incontra Harry Potter

Quando si parla di Harry Potter si ha la sensazione di essere già stati stregati e incantati prima di cominciare. Le curiosità e le coincidenze cominciano ancor prima di parlare del personaggio fittizio (che ormai così fittizio non è più), poiché la vita di J.K. Rowling a Edimburgo e in Scozia, e le vicissitudini che l’hanno portata al successo, sembrano un’avventura fantastica, in cui possiamo talvolta discernere un viso conosciuto o un carattere incontrato nel libro o nel film.

JK Rowling reads to children, by Daniel Ogren, http://www.flickr.com/photos/27077452@N04/4513125422

JK Rowling reads to children. Fonte: Daniel Ogren, (CC BY 2.0) via flickr

 J.K. Rowling nasce in Inghilterra nel 1965, un anno dopo che i suoi genitori si erano incontrati, guarda caso, sul treno che partiva dalla stazione londinese di King’s Cross diretto in Scozia. Un colpo di fulmine.

A sei anni scrive il suo primo racconto, la storia di un coniglio che si ammala di morbillo. Un’epoca in cui la piccola Joanne amava giocare a travestirsi da mago con i figli dei vicini di casa, i Potter. Una bambina curiosa, divoratrice di libri e piena di lentiggini, una piccola Hermione di un paesino dell’Inghilterra.

La giovane J.K. Rowling, laureata in letteratura francese incontra Harry Potter a venticinque anni. L’incontro è magico, senza dubbio. Nello stesso luogo in cui era nato l’amore tra i suoi genitori, la stazione di King Cross di Londra, si ritrova ad aspettare un treno che la porti a Manchester. Comincia a scrivere su un blocchetto la storia di un orfanello confuso e senza identità, che sarebbe diventato un valido mago dopo l’apprendistato in una scuola di magia. Di ritorno a casa,  J.K. Rowling capì che sarebbe stata una lunghissima storia, più o meno sette libri. Definì a modo tutti i personaggi, impiegando cinque anni per l’organizzazione di tutto il materiale e la definizione dell’intreccio del libro.

Lo stesso anno muore la madre, e lei decide di partire per il Portogallo, per insegnare inglese. Qui conoscerà il futuro marito e avrà una bambina. Ma il matrimonio finirà dopo tredici mesi, comincerà per lei un periodo durissimo e depressivo. Approderà a Edimburgo, dalla sorella, e la Scozia le cambierà la vita.

Ma le cose all’inizio non si mettono meglio: J.K. Rowling è stremata, depressa, e non scrive più, ha una bambina e non ha né un lavoro né una casa. La sua depressione la lascerà poco a poco, e una degli aiuti sarà dato proprio dalla scrittura. Amava scrivere in un bar del centro di Edimburgo, “The Elephant House Bar”, un bar caldo, dall’atmosfera tenue, con vista cimitero, e molto di più.

Nel 1996 la casa editrice Bloomsbury accetta di pubblicare il primo volume di Harry Potter. Il successo delle vendite si deve quasi esclusivamente al passaparola. Da questo momento la vita di J.K. Rowling conoscerà un’impennata di successi e riconoscimenti. Nel 2000 iniziano le riprese del primo film e la BBC manda in onda dieci ore di lettura in diretta di Harry Potter e la pietra filosofale. J.K. Rowling diventa la seconda donna più ricca del Regno Unito, dopo la regina, che non fa testo!

Le avventure continuano. Nel 2003 siamo a già al quinto libro “Harry Potter e l’ordine della Fenice”. La stessa notte in cui viene al mondo, diventa il libro più velocemente venduto di tutti i tempi, solo negli Stati Uniti vengono trasportati 1000 tonnellate di libri, un evento unico nella storia dell’editoria. E così via, ogni libro annulla i record di quello precedente, solo alla prima tiratura, e la magia di Harry Potter diventa un riferimento culturale della nostra epoca.

Harry Potter o realtà?

Edinburgh_Castle_from_the_North, by Kim Traynor, CC, httpen.wikipedia.orgwikiEdinburgh_Castle#mediaviewerFileEdinburgh_Castle_from_the_North.JPG

Castello di Edimburgo. Fonte: Kim Traynor [CC BY-SA 3.0],    via Wikimedia Commos

La vista dall’ “Elephant House Bar”, nella Old Town di Edimburgo è l’entrata in un mondo speciale: la città da qui è una fiaba. Da un lato il castello, alto e possente, domina Edimburgo dalla collina rocciosa, il sottofondo perfetto per un racconto di magia. Dall’altro la George Heriot High School, la cui architettura, quattro palazzine, quattro torri e una distesa di verde intorno, ci rimanda subito a Hogwarts. J.K. Rowling non è dovuta andare poi così lontano: questi luoghi esistono davvero. Paradossalmente la destrezza della sua penna è riuscita a trasportarli in un mondo invisibile.

La scuola George Heriot fu costruita nel 1628, in seguito alla donazione di 25,000 sterline che il gioielliere Heriot fece al comune di Edimburgo per fondare un hospital, ossia una scuola per bambini poveri e orfani. Un’istituzione divenuta oggi molto prestigiosa, che ha aperto le porte anche alle famiglie più facoltose, le quali contribuiscono con le loro donation alla sua sopravvivenza e che vanta 1600 pupils e 155 insegnanti.
Non è solo la struttura dell’edificio a ricordarci Hogwarts. La tradizione vuole che le scuole inglesi siano suddivise secondo l’”House System”, un sistema di “case” dovuto originariamente all’allocazione degli studenti nei dormitori. Col tempo l’appartenenza alla casa è diventato molto di più, un simbolo di competizione e merito. In base a questi parametri, si assegnano i punti che decideranno la vittoria di una delle case alla fine dell’anno accademico.

Scuola di George Herriot

Scuola di George Herriot. Fonte kim traynor, (CC BY-SA 2.0),    via geograph.com

La George Heriot School non è esente dal sistema, le quattro case sono Lauriston, Greyfriars, Raeburn e Castle.
Sicuramente i punti non vengono aggiornati con rubini e zaffiri nelle magiche clessidre, tanto meno l’assegnazione decisa con il cappello incantato che tiene conto di qualità e desideri dei ragazzi, ma una volta davanti alla scuola di Edimburgo, il collegamento a Hogwarts e alle quattro case sarà inevitabile!

Dal cimitero di Greyfriars c’è un cancello che permette l’accesso diretto alla scuola. Qualche volta gli studenti escono proprio da lì, piccoli Harry Potter, Ron ed Hermione, con tanto di divise simili, che attraversano il bel giardino delle anime per tornare a casa!

Le sorprese non sono ancora finite. La nostra scrittrice adorava passeggiare per le stradine del cimitero, scovando qua e là qualche nome da inserire nel suo lungo manoscritto. Proprio accanto al cancello, sulla sinistra, si può leggere il nome di William Mc Conagall, conosciuto come il peggior poeta di lingua inglese, ma diventato comunque famoso grazie alla saga di Harry Potter. A noi italiani questo nome non dice molto, ma nella versione originale Minerva McGranitt, la severa e buona insegnante di Hogwarts (Granitt, da “granito”, proprio per sottolinearne la durezza), si chiama Minerva McGonagall. J.K. Rowling conosceva questo poeta ed era affascinata dal suo cognome. Ma non è l’unico personaggio di Harry Potter a risiedere nel cimitero di Greyfriars.

Qui giace un tale Thomas Riddle, morto nel 1806. Proprio lui, l’antagonista di Harry Potter, l’incarnazione di Lord Voldemort, il cui nome originale è Orvoloson Riddle, è seppellito qui, o almeno da qui parte la sua ispirazione. La stessa battaglia tra Potter e Voldemort, quella del quarto libro, “Harry Potter e il calice di fuoco”, è ambientata in un cimitero che vi suonerà molto familiare.

Uscendo dal cimitero, direzione Grassmarket, fermatevi un attimo ad ammirare Victoria Street, cosa vi ricorda? “Alcuni negozi vendevano abiti, altri telescopi e bizzarri strumenti d’argento che Harry non aveva mai visto prima; (…) pile traballanti di libri di incantesimi, penne d’oca e rotoli di pergamena, boccette di pozioni, globi lunari». Cercate il Paiolo Magico per accedervi? Qualche vecchio pub di Grassmarket potrebbe diventarlo, ma non c’è bisogno di colpetti magici per accedere a Diagon Alley, perché Victoria Street qui a Edimburgo c’è sempre, e allieta la vista di ogni passante, sia babbani che maghi!

Siamo nel luogo che ha colpito la mente della Rowling, l‘“Harry Potter Birthplace” come si legge fuori l’ingresso dell‘Elephant House Bar. J. K. Rowling deve tanto a questa città. Il fascino e l’atmosfera di questi luoghi le hanno cambiato la vita, e si può asserire che anche lei ha lasciato il segno, qui nella capitale scozzese… in tutti i sensi. Nel 2007, infatti, ha ricevuto l’Edinburgh Award, un riconoscimento ufficiale ai cittadini meritevoli di Edimburgo. Ha lasciato l’impronta delle sue mani alla città, immortalandole nel pavimento della corte interna della City Chambers di Edimburgo. Le stesse mani che per anni hanno scritto e battuto tasti, mettendo insieme parole su parole e formando un mondo nuovo, invisibile agli occhi ma non alla nostra fantasia. Una passeggiata per questa zona di Edimburgo vi farà smarrire tra i sentieri di realtà e magia, e chissà che non sia il momento giusto per buttare giù quattro righe, non si sa mai!

Per saperne di più sulla scuola di George Herriot, l’Elephant House e il cimitero di Greyfriars unitevi alla nostra passeggiata storica per Edimburgo, dove le nostre guide vi racconteranno tutto nei minimi dettagli.

La Magica Scozia di Harry Potter

Glenfinnan_Viaduct

Viadotto di Glenfinnan. Fonte: Benutzer:Nicolas17, (CC BY-SA 2.5), via Wikipedia Commons

Se siete in ritardo, potete sostituire la Nimbus 2000 con una Ford Anglia truccata con poteri magici e rincorrere così l’Hogwarts Express. Perchè in Scozia, questro treno esiste, e anche il famoso viadotto con ventuno arcate! Siamo nella località di Glenfinnan, nelle Highland occidentali che visitiamo nel nostro Gran Tour della Scozia di 8 Giorni. La locomotiva utilizzata nel film è la numero 5972, classe Hall, della Great Western Railways. È proprio su questi binari che atterra la macchina volante con a bordo Harry e Ron in viaggio per raggiungere Hogwarts, nel film “Harry Potter e la camera dei segreti”, uno dei tanti girati qui in Scozia.

Se non potete resistere alla tentazione di trasformarvi in uno studente di magia, al primo giorno di scuola, salite sul “The Jacobite”, il treno a vapore in stile primo ‘900 che sbuffa e percorre la linea ferroviaria West Highland tra Fort William e Mallaig. Il convoglio attraversa la vallata di Glencoe, uno dei paesaggi più incredibili della Scozia. Niente è lasciato al caso e ogni elemento di questa natura possente diventa parte dello scenario che si aprirà davanti ai vostri occhi: montagne e vallate, di un verde profondo, specchi d’acqua e foreste che renderanno unico il vostro viaggio e vi faranno capire perché dire Scozia è dire incanto e magia. Partecipando al nostro Tour a Loch Ness e le Highlands potrete sentire direttamente sulla vostra pelle il brivido che suscita la vista della valle di Glencoe e delle Highlands.

Molte scene del terzo film, “Harry Potter il prigioniero di Azkaban”, sono state girate in questi luoghi. Non molto distante si trova il Lago Shiel, location del Lago Nero, quello che gli studenti di Hogwarts attraversano per giungere alla scuola. Nella mente dei fan questo luogo è immortalato soprattutto per la seconda prova del torneo dei tre maghi, in cui Harry Potter dovrà recuperare dal fondo del lago una persona a lui cara (Ron). Un lago affascinante, un quadro di acqua e nebbia, con isolotti ricchi di vegetazione, forse veramente abitati da una comunità di sirene e tritoni, o una piovra gigante, chissà.

Anche le spettacolari cascate di Steall Falls fanno da scenografia al decisivo torneo dei tremaghi. Impossibile non riconoscere il paesaggio. Se volete prendervi una “fantastica” pausa, alimentando i vostri ricordi con le mitiche partite di quidditch all’ultimo boccino d’oro, siete nel posto adatto. Le scene delle partite sono state girate qui, a Fort William, un antico paesino ai piedi del Ben Nevis, la montagna più alta del Regno Unito.

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Lago Shiel. Fonte: Msgj (Own work) [Public domain],                    via Wikimedia Commons

Last but not least, sempre a Glen Coe, la casa di Hagrid! Si trovava a Clachaig Inn, precisamente. Purtroppo oggi della sua umile dimora resta ben poco, ma se volete ricordare il buon Hagrid, non vi rimane che far rimbalzar qualche sasso sulla placida superficie del Lago Eilt, come faceva lui, e chissà che non vediate apparire di lì a poco Norberto o Fierobecco.

Sappiamo che i fan di Harry Potter sono insaziabili, vogliono saperne sempre di più, per cui abbiamo disegnato apposta questo Tour di Harry Potter e Castelli Inglesi per dare la possibilità ai veri appassionati di visitare i luoghi che compaiono nei film di Harry Potter, come il castello di Alnwick.

Il nostro viaggio sulle tracce del mago Harry non finisce qui, per fortuna. Vi aspettiamo per la lettura del prossimo post dedicato ai luoghi di Harry Potter per il resto del Regno Unito!

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Il Torneo Sei Nazioni: la Scozia e il Rugby

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Era il lontano 1823 quando William Webb Eliss, un pastore protestante inglese della cittadina di Rugby, decise di infrangere per sempre le regole del calcio. Durante un match, prese la palla al balzo, cioè con le mani, una mossa all’epoca permessa dal regolamento, e iniziò a correre verso la linea di fondo del campo avversario. La cosa stupefacente è che arrivò a lanciarla fino alla porta (questo sì che non era permesso), al grido di “meta!”, davanti agli spettatori esterrefatti.

Targa Commemorativa a William Webb

Targa Commemorativa a William Webb

O almeno, questa è la versione che gli appassionati di rugby adorano raccontare. Uno sport nato sul campo e frutto della trasgressione calcistica e della spontaneità.

Dopo anni di divergenze sulla nuova regolamentazione, nel 1871 nasce finalmente il “Rugby Football Union”, che sancisce l’entrata in campo della prima palla ovale. Il tocco con il piede si fa più difficile, viene definitivamente abolito l’hacking (possibilità di dare calci negli stinchi), ma rimangono validi il gioco con le mani e il placcaggio (ma non alle gambe, anche se non tardò molto ad essere adottato). Il numero dei giocatori venne fissato prima a 20 e poi a 15 qualche anno più tardi (1875-76).
Attualmente si disputano più di venti tornei di rugby nel mondo e la loro differenziazione prevede rugby a 15, a 13 o a 7.

Una battaglia di 80 minuti

Il rugby è stato considerato per molti decenni uno sport elitario, praticato nelle public school (cioè scuole indipendenti/private) dell’aristocrazia inglese, stereotipo superato quando nuovi club dell’Union Rugby cominciano a spuntare in Galles, riunendo questa volta minatori, operai e piccolo-borghesi. Negli anni Novanta l’avvento del professionismo e l’attenzione mediatica cambiano il volto e la popolarità del rugby, in certi casi sacrificando lo stesso regolamento in nome della spettacolarità, ma senza mai rinunciare al perentorio comportamento sportivo.

Scuola di Rugby

Scuola di Rugby

Il rugby infatti è uno sport di combattimento, di gruppo, metafora di una battaglia. Le regole del gioco prevedono molti momenti di contatto tra i giocatori, e la loro minima infrazione potrebbe condurre a infortuni seri e spiacevoli. Difficilmente la squadra segna grazie all’abilità di uno, ma sempre per una strategia di gruppo, uno schema studiato e preparato, proprio come in un esercito. Si gioca con il massimo impegno e sportività: all’avversario non viene lasciata tregua, ma guai a non rispettarlo fino alla fine del gioco.

Quattro, cinque…sei nazioni!

Il Sei Nazioni è il torneo più antico del rugby mondiale. La storia di questo torneo è stata tanto spontanea quanto la nascita stessa del rugby. Al suo inizio nel 1883, le quattro squadre partecipanti, Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia si sfidavano annualmente nella Home Championship, in una serie di incontri detti “Test match”. La prima edizione fu vinta dall’Inghilterra. Da quella data e per oltre un secolo la competizione non prevedeva né regolamentazioni né un calendario. La logica era quella di un evento spontaneo all’insegna di rapporti corretti fra persone sportive, tanto da arrivare addirittura a saltare alcuni incontri o ad attribuire vittorie ex-equo, senza seguire uno schema ben preciso.

Squadra di Rugby della Scozia (1871). Wikipedia.org

Squadra di Rugby della Scozia (1871). Wikipedia.org

Nellinverno del 1910 la Francia entra ufficialmente a far parte del torneo – che diventa “Cinque Nazioni”, e solo novanta anni dopo anche l’Italia esordisce per la prima volta, scontrandosi con la squadra vincitrice dell’ultimo torneo, cioè la Scozia. Dopo anni di lavoro e determinazione, gli azzurri riescono ad entrare nella rosa del rugby internazionale, e l’evento prende definitivamente il nome ufficiale di “Torneo delle Sei Nazioni”.

Durante questi anni il Torneo delle 6 Nazioni ha conosciuto momenti di alta tensione che in alcuni casi hanno minato la realizzazione stessa dell’evento. Vediamoli insieme.

Curiosità

  • La spontaneità può essere davvero considerata la parola chiave della storia del Torneo delle 6 Nazioni, che nel 1973, quando è ancora il “Cinque Nazioni”, si conclude con due vittorie e due sconfitte per tutte le squadre partecipanti. Praticamente risultano tutte vincitrici. Un fatto clamoroso nella storia della competizione, il cui epilogo sarà l’assegnazione della vittoria ex-equo a tutte le squadre, non prevedendo la regolamentazione alcun criterio discriminante.
  • Un anno prima il torneo non era giunto nemmeno al termine, perché Galles e Scozia si erano rifiutate di giocare a Dublino. Siamo in un periodo molto teso della storia inglese e irlandese, ricordati soprattutto con la triste “Bloody Sunday” di Derry, in Irlanda del Nord, quando parte dell’esercito di paracadutisti britannici aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26.
  • Nel 2001 un’epidemia di afta epizootica, una malattia contagiosa che colpisce principalmente bovini e suini, blocca per l’intera stagione il torneo delle Sei Nazioni. Un problema che condizionerà l’evento a livello logistico, e molte partite saranno rimandate e recuperate mesi dopo.
    Stadio di Croke Park a Dublino. Wikipedia.org

    Stadio di Croke Park a Dublino. Wikipedia.org

  • Il 2007 è un anno importante per la storia del Sei Nazioni. Come sfondo, lo storico stadio del Croke Park a Dublino, da dove la disputa di tornei di calcio e rugby, entrambi di origini inglesi, era stata vietata dopo il Massacro di Croke Park, un’altra “Bloody Sunday”, nel 21 Novembre 1920. Riammessa finalmente nel gioco, lInghilterra si becca dall’Irlanda il più grande passivo della storia del torneo, 43-13. Inoltre, nell’ultima giornata del torneo, quattro squadre hanno matematicamente la possibilità di aggiudicarsi la vittoria. Il Grande Slam sarà però vinto dalla Francia, con una sfida che accende gli animi degli spettatori.
  • Il 24 Febbraio 2007, l’Italia batte la Scozia in trasferta con lo strepitoso punteggio di 37-17 . Le prime tre mete segnate nei primi sette minuti. Dopo otto anni, venti partite (con diciotto sconfitte e un pareggio), l’Italia, finalmente e meritatamente, vince la prima partita in trasferta nella storia del 6 Nazioni, la quarta in totale. E al Murrayfield di Edimburgo è festa grande, per la squadra e per i seimila fedelissimi tifosi. Un’annata fortunata per la nazionale, che riesce a battere anche il Galles allo stadio Flaminio. Sergio Parisse viene eletto Man of the match.

Molto più di un trofeo

Una nota a parte meritano la varietà di trofei e premi simbolici che vengono aggiudicati durante questa competizione.

Trofeo del Sei Nazioni. Wikipedia.org

Il Trofeo del Campionato Sei Nazioni è il premio ufficiale che si aggiudica la squadra vincitrice. La prima fu la Francia nel 1993. La coppa d’argento di 5.78 kg, voluta dal conte di Westmorland, ha quindici lati, che rappresentano i quindici giocatori, e tre maniglie (l’arbitro e i due giudici di linea). Intorno alla base di legno del trofeo si trovano gli emblemi di ciascuna delle sei Federazioni nazionali, ma a parte questa novità la coppa non sembra riportare simbolicamente gli aggiornamenti del passaggio da cinque a sei nazioni. In uno scomparto segreto sono custoditi i simboli delle cinque squadre, per tutta la durata del campionato, e la capacità del trofeo corrisponde esattamente a cinque bottiglie di champagne, una per ogni nazione partecipante. A proposito di champagne, il trofeo ne era così deteriorato che fu necessario sostituire l’argento della parte interna con oro a 22 carati!

Fino a questo momento l’unico trofeo riconosciuto era la Triple Crown, assegnata alla squadra che riusciva a battere le altre tre durante la disputa dell’allora Home Championship, ossia quando le nazioni erano quattro. L’idea di introdurre un piatto in argento per simboleggiare la vittoria risale soltanto al 2006, quando la Royal Bank of Scotland, sponsor ufficiale del torneo, ne commissionò uno apposito per dare un volto a quello che era conosciuto come “trofeo invisibile”.

Ma non finisce qui. La squadra che si aggiudica il primo posto del Sei Nazioni, vincendo tutte le cinque partite, si aggiudica il Grand Slam. Attualmente il primato è dell’Inghilterra con 12 Grand Slam, seguito da Galles e Francia. La nazionale irlandese ha dovuto aspettare 61 anni prima del suo primo Grand Slam, mentre L’Italia non è mai riuscita a vincerne uno. Il Whitewash, invece, viene assegnato alla squadra che perde tutte le partite.

Calcutta Cup, che giocano la Scozia e l'Inghilterra. Wikipedia.org

Calcutta Cup, contesa tra Scozia e Inghilterra. Wikipedia.org

Il Calcutta Cup, uno dei trofei più antichi del rugby, deve invece il suo nome esotico ad un match disputato a Calcutta il giorno di Natale del 1872. Il successo dell’evento portò alla formazione del “Calcutta Football Club”, club di vita brevissima. Quando venne sciolto, le rupie d’argento avanzate dalla cassa del club furono fuse per creare questa coppa. Bellissimo esempio di artigianato indiano, dal 1878 viene donata alla nazionale vincente tra Inghilterra e Scozia, solo quando si affrontano nel Sei Nazioni.

Tra i premi minori non possiamo non citare il Trofeo Giuseppe Garibaldi, il premio che si aggiudica annualmente la vincitrice tra la Francia e l’Italia.

Chiudiamo questa sezione dedicata a trofei e premi del Sei Nazioni di rugby con il riconoscimento forse più goliardico di tutta la competizione, il Cucchiaio di Legno, un titolo simbolico per la squadra che arriva per ultima. La tradizione risale al 1824 quando all’Università di Cambridge gli studenti regalavano un cucchiaio di legno ai colleghi che avevano i voti più bassi. L’Italia ne ha collezionati ben 10, aggiudicandosi il conteggio più alto tra tutte le squadre.

L’Italia

Partita Scozia-Italia a Edimburgo in 2007. Wikipedia.org

Partita Scozia-Italia a Edimburgo in 2007. Wikipedia.org

L’Italia è entrata timorosa all’inizio del nuovo millennio a far parte di uno dei club più prestigiosi del pianeta, raccogliendo i frutti del lavoro dell’allenatore George Coste, colui che fa compiere al rugby italiano il salto di qualità. Una squadra cresciuta a suon di sconfitte e cucchiai di legno, ma cresciuta, e pronta a scrivere la storia di questo sport. Nel rugby la tradizione conta tantissimo e bisogna costruirla poco a poco, anno dopo anno. E nulla accade individualmente. È il gruppo a scandire il successo o meno di un match, e inevitabilmente di questo gruppo facciamo parte anche noi tifosi.