Errori storici di Braveheart

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 Quanto c’è di reale nel film?

“Certo, chi combatte può morire…
chi fugge resta vivo, almeno per un po’…
Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso…
siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi
per avere l’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo,
ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà”

Mel Gibson in Braveheart

Uscita nel 1995, la pellicola ha provocato reazioni opposte in Scozia e nel mondo tutto. Braveheart, diretto, girato e interpretato da Mel Gibson, è ancora oggi uno dei film più acclamati della storia del cinema, vincitore di 5 Oscar e nominato ad altri 10, con una trama capace di mantenere la suspense dello spettatore per tutte le 3 ore del film. La sublime interpretazione dell’attore australiano ci fa immedesimare nel personaggio di William Wallace, temere Edoardo I d’Inghilterra e odiare il traditore Robert the Bruce. Eppure, scopriremo come il rigore storico è stato pian piano messo da parte per creare una storia sicuramente più romanzata, ma avvincente, ai livelli dell’epicità.

Monumento Nazionale di William Wallace

Monumento Nazionale di William Wallace. Fonte: Ray Mann (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Senza dubbio il film ha posto la Scozia in primo piano, risvegliando una simpatia mondiale verso il paese a discapito degli inglesi che, antagonisti degli scozzesi in un’eterna lotta per il territorio, sicuramente non vengono ben rappresentati nel film. Anche i benefici turistici sono stati considerevoli: nel film risaltano località come Stirling, dove si combattè la celebre battaglia in cui gli inglesi ebbero la peggio, e luogo che oggi ospita con orgoglio il monumento a William Wallace. Però, d’altra parte, il film è stato diretto ed interpretato da un australiano, girato in Irlanda (per motivi fiscali) e adattato allo stile americano. E come se non bastasse, la storia di William Wallace raccontata nel film non si accorda in molte parti con la realtà, oscurando, tra le altre cose, l’immagine di Robert the Bruce, autentico Braveheat ed eroe scozzese.

Nazionalismo nel XIII secolo?

Un primo dato da prendere in considerazione è il concetto che oggigiorno abbiamo di nazione e nazionalismo. Si tratta infatti di un’“invenzione” moderna, un concetto che si è cominciato ad affermare molto più recentemente, a partire dal XIX secolo. Nel Medioevo, le persone non si consideravano come abitanti di un paese, ma si ritenevano servi di un signore. A loro volta, i signori dovevano fedeltà al sovrano, e se questo re decideva di entrare in guerra per diventare il re di un altro territorio, per via dei loro obblighi di vassallaggio, i signori lo appoggiavano e questi servi dovevano andare a combattere. Questo succedeva anche nel caso in cui il signore decideva di dichiararsi indipendente e lottare contro il proprio re. Non si lottava quindi per una bandiera o per un paese, ma per fedeltà ad un signore. Un signore che a sua volta lottava per le terre che gli rendevano di più. Pertanto è difficile pensare che i protagonisti reali di Braveheart avrebbero combattuto per la libertà della Scozia, quando non avevano neanche la consapevolezza di appartenere ad una Nazione.

Indipendenza della Scozia.

Una scritta in favore dell’Indipendenza della Scozia. Fonte: John Allan [CC BY-SA 2.0] via geograph

Tuttavia, se ci atteniamo ai dati possiamo vedere come all’interno del movimento nazionalista scozzese sono avvenuti effettivamente dei cambiamenti in seguito al film. Dopo le elezioni generali britanniche del 1997, il Partito Nazionalista Scozzese, infatti, raddoppiò il numero dei posti in Parlamento rispetto alle precedenti (1992), passando da 3 a 6 seggi.
Nell’ambito locale invece, dalle elezioni municipali del 1995, un mese prima dell’uscita del film, a quelle del 1999, lo stesso partito aumentò i suoi sostenitori da poco più di 400.000 a più di 650.000.

 La vita del vero William Wallace

La storia di William Wallace ci è arrivata attraverso un poeta vissuto alla fine del XV secolo, Harry il cieco. A causa di un problema di ortografia, non sappiamo con esattezza quale fosse il suo luogo di nascita del nostro eroe. Le due possibilità sono Elderslie ed Ellerslie, ma in epoca medievale le due località si scrivevano allo stesso modo. In ogni caso stiamo parlando della costa sud ovest della Scozia, ovvero della zona dell’Ayrshire. William Wallace non era pertanto un Highlander, ma un abitante delle Lowlands, o Lowlander.

William Wallace

Ritratto di William Wallace. Fonte: Spisák Bence [Public domain], via Wikimedia Commons

Era figlio di un nobile proprietario terriero, perciò non era un contadino come vediamo nel film. Non essendo il maggiore dei figli, non aveva diritto ad ereditare le terre di suo padre, per questo concentrò i suoi studi sulla Chiesa. Così frequentò la scuola dello zio, che era un ecclesiastico, vicino a Stirling (mentre nel film ci fanno credere che sia stato a Roma) e lì studiò francese e latino, lingue che parla in Braveheart.

Dopo il ritorno al suo villaggio, si sposa con Marian Braidfoot, che nel film viene ribattezzata con il nome di Munro. Lei non fu mai uccisa da un inglese, il matrimonio non fu segreto e non esisteva neanche un ius primae noctis (diritto alla prima notte di nozze) che in Braveheart è uno dei motivi fondamentali che portano alla ribellione di Wallace. Addirittura, in realtà Marian morì prima che Wallace iniziasse la sua rivolta.

Nelle battaglie per il trono di Scozia, che Edoardo I d’Inghilterra voleva per suo figlio, William Wallace si dinstinse in una serie di vittorie nel suo villaggio di origine. Fu imprigionato, riuscì a scappare e cominciò a riunire e addestrare contadini e artigiani fino ad avere un gruppo di guerrieri, con i quali si presentò a Stirling, dove ebbe luogo quella che è sicuramente la più famosa delle sue battaglie e che non si svolse precisamente come ce la racconta il film.

Edoardo I di Westminster

Ritratto di Edoardo I di Westminster – Fonte: [Public domain], via Wikimedia Commons

Dopo la devastante vittoria scozzese, Wallace fu nominato “Guardiano di Scozia”, una specie di Primo Ministro, e coraggiosamente si lanciò alla presa di York. Ma alla fine l’esercito di William Wallace fu sconfitto a Falkirk. Gli arcieri gallesi che accompagnavano l’esercito inglese decimarono gli scozzesi, che non ebbero forza sufficiente per opporsi. Non ci furono irlandesi nella battaglia che cambiarono fazione, come vediamo nel film. Dopo questa dolorosissima sconfitta, William Wallace perse il titolo di Guardiano di Scozia, scappò e si nascose per un periodo di tempo, fin quando non venne tradito, catturato e alla fine giustiziato a Londra. Qui il film rispecchia perfettamente la realtà e non risparmia dettagli, in quanto è vero che fu impiccato, eviscerato e alla fine decapitato. È vero anche che le sue 4 estremità furono inviate ai 4 estremi del Paese, e la sua testa impalata su una picca lunga davanti al Ponte di Londra, come avvertimento per chi avesse pensato di sfidare l’autorità del re.

La battaglia di Stirling e le battaglie del Medioevo

In generale abbiamo un’immagine della guerra nel Medioevo molto distorta: le battaglie non erano così dinamiche e scenografiche come le vediamo nei film. Se pensiamo infatti che un cavallo doveva portare in groppa un uomo adulto di circa 80 chili con addosso una quantità di metallo di pari peso, capiamo che andare al galoppo non era poi tanto facile. Le cariche della cavalleria, quindi non potevano essere così lunghe come appaiono nel film. Anche a piedi, i cavalieri armati erano impacciati dal peso del metallo sia dell’armatura che della spada, per cui nemmeno i combattimenti corpo a corpo erano tanto spettacolari come pensiamo. Due soldati non potevano mantenersi in lotta per più di uno o due minuti senza fermarsi per riposare.

L’impiego di grandi pali di legno affilati, che il film ci mostra come un’idea brillante di William Wallace, è un metodo standard che si utilizzava già da secoli. Quella che invece fu un’idea di Wallace e che probabilmente servì come ispirazione a Mel Gibson furono i cosiddetti Schiltroms, gruppi di soldati armati con lance di due metri. Tuttavia anche questo sistema è antico e risale alle famose falangi di Alessandro Magno.

Falange greca

Falange greca – Fonte: [Public Domain] via wikimedia.org

Inoltre, non bisogna dimenticare una cosa molto importante: le battaglie medievali, salvo eccezioni, non erano simili al carnaio che vediamo in Braveheart, riprodotto con sanguinose scene. I grandi massacri sono tipici dei periodi più vicini al nostro come la Prima Guerra Mondiale, quando le armi da fuoco erano già largamente diffuse. Nel Medioevo era più frequente che la gente morisse a causa delle ferite e delle malattie contratte, che nello stesso campo di battaglia. Era difficile che i cavalieri che potevano permettersi un’armatura ricevessero ferite mortali, in quanto questa offriva una buona protezione. I contadini che li accompagnavano in battaglia, e che erano la maggior parte, disponevano di armi molto rudimentali, con le quali, in un’epoca in cui perfino l’influenza era mortale, era più probabile morire a causa dell’infezione della ferita piuttosto che per la ferita stessa.

Tomba del XVI secolo con la spada di Claymore

Tomba del XVI secolo con la spada di Claymore – Kim Traynor (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

E neanche si deve pensare che combattessero eserciti così numerosi. Dobbiamo considerare che la popolazione europea in quell’epoca era infinitamente minore rispetto a quella odierna. Nella battaglia di Stirling in concreto, anche se le fonti successive e il film ci mostrano eserciti di proporzioni bibliche, i dati ci parlano di numeri molto diversi, ossia di solo 2.300 uomini circa dalla parte della Scozia e di circa 10.000 inglesi.

La battaglia del ponte di Stirling

La battaglia del ponte di Stirling. Fonte: [Public domain], via Wikimedia Commons

Arriviamo ora al punto centrale del film: la battaglia di Stirling. Stirling era un luogo strategico perchè qui si trovava un ponte che costituiva uno dei passaggi principali tra Nord e Sud della Scozia. Gli inglesi, coscienti di questo, si diressero verso la città con l’intenzione di conquistarla. L’esercito degli scozzesi era 5 volte più piccolo e meno armato rispetto a quello dei loro rivali, perciò l’unico modo per vincere la battaglia era usare la furbizia: forza e coraggio non sarebbero bastati. Il ponte di Stirling era stretto e permetteva solo il passaggio di 2 o 3 cavalieri alla volta, pertanto William Wallace diede l’ordine di aspettare gli inglesi dall’altro lato del fiume: in questo modo i combattimenti corpo a corpo si sarebbero effettuati con poche persone alla volta e con uguali forze. Gli scozzesi ebbero tanta fortuna che il ponte cedette e la maggior parte dell’esercito invasore cadde nel fiume: le perdite furono terribili e la vittoria scozzese totale. Nel film non fanno vedere il ponte e ci mostrano una battaglia in un campo aperto nella quale vincono le truppe di William Wallace. Nella realtà, pianificare una battaglia contro un esercito numericamente e tecnicamente superiore in un campo aperto sarebbe stato un suicidio senza nessuna possibilità di vittoria.

Elementi anacronistici

Mel Gibson in Braveheart

William Wallace (Mel Gibson) in Braveheart

Se pensiamo a Braveheart, probabilmente la prima immagine che ci viene in mente è quella di William Wallace con la faccia colorata di azzurro. Siamo di nuovo di fronte ad una inesattezza storica, perchè questa era un’abitudine dei Pitti, popolo che abitò in Scozia nei tempi dell’invasione romana, cioè quasi mille anni prima dei fatti del film.

Guerriero Pitto

Guerriero Pitto. Fonte: Theodor de Bry [Public domain], via Wikimedia Commons

Spesso si considera un errore storico anche il fatto che i personaggi di Braveheart appaiano con il kilt, perché questa è un’invenzione inglese del XIX secolo. Ma qui bisogna fare una precisazione. Nel film non indossano il kilt, che è effettivamente un’invenzione moderna, ma l’indumento tipico delle Highlands, cioè una coperta che si annoda sulle spalle, copre tutto il corpo come se fosse una tunica e forma una specie di gonna. Tuttavia neanche questo risulta essere un indumento azzeccato, in quanto come abbiamo detto, William Wallace non era delle Highlands ma delle Lowlands, e il suo aspetto fisico e i suoi vestiti dovrebbero essere molto più simili a quelli dei suoi rivali inglesi che a quelli dei suoi compagni del Nord.

C’è un’altra scena interessante all’inizio del film. Durante la sepoltura del padre di William Wallace bambino, si ascolta la musica di una cornamusa ed un personaggio afferma che sono “melodie proibite con strumenti proibiti”, facendo intendere che gli inglesi ne avevano vietato l’uso perché era un simbolo della cultura scozzese. Questo non ha nessun riscontro storico, anche se può essere basato sui divieti che impose il re Giorgio II a metà del XVIII secolo. Nel periodo delle rivolte giacobite, si proibì qualsiasi espressione della cultura scozzese, come l’uso del gaelico o degli indumenti tradizionali degli Highlander e, qualche studioso sostiene, anche l’uso della cornamusa.

monastero di Santes Creus

Suonatore di cornamusa nel monastero di Santes Creus – Fonte: Kriegerkalle (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons

L’associazione della cornamusa alla cultura scozzese non si hà prima del XVIII secolo, ossia 500 anni dopo i fatti di Braveheart. La cornamusa è uno strumento originario probabilmente dell’oriente mediterraneo, che fu introdotto in Europa dai romani, e usato in tutto il territorio che occupò l’impero fino al XVIII secolo. Dopodichè, essendo uno strumento arcaico, passò di moda e si usò solamente ai confini montuosi del continente, cioè in Scozia, nel Nord Ovest iberico, nei Pirenei o nei Balcani. Pertanto durante l’epoca di William Wallace, la cornamusa era uno strumento universale, tanto scozzese che inglese, perciò il divieto del suo utilizzo non avrebbe avuto nessun senso né si sarebbe interpretato come un attacco alla cultura scozzese.

I veri protagonisti della storia

Ritratto di Robert the Bruce

Ritratto di Robert the Bruce. Fonte [Public Domain] via Wikipedia.org

A parte la figura di William Wallace che già abbiamo analizzato, passiamo ora al resto dei personaggi che troviamo in Braveheart.
Robert the Bruce forse è il personaggio rappresentato in maniera peggiore. Ce lo presentano come insicuro, sottomesso al padre e come un uomo che non ha abbastanza coraggio per sostenere Wallace, che alla fine tradisce. È pur vero, però, che alla fine del film si riscatta, diventando il leader delle truppe scozzesi nell’ultima scena. Si presenta all’ultima battaglia per prestare giuramento di vassallaggio al re inglese ma alla fine decide di riprendere la lotta di Wallace combattendo contro gli inglesi e vincendo.

Nonostante l’immagine di pusillanime che ci trasmette il film, Robert the Bruce è considerato uno dei più grandi eroi della storia della Scozia, se non proprio il maggiore. Essendo discendente di una famiglia di sangue reale legata a quella di Davide I di Scozia, risultava essere uno dei candidati al trono scozzese.

Robert the Bruce (Angus Macfayden) in Braveheart

Robert the Bruce (Angus Macfayden) in Braveheart

Sebbene avesse giurato fedeltà ad Edoardo I di Inghilterra insieme a suo padre, rapidamente si unì alla rivolta scozzese. Dopo la sconfitta di Falkirk, accettò il titolo di Guardiano di Scozia a cui Wallace aveva dovuto rinunciare.

In seguito uccise John Comyn, altro candidato alla corona, e fu scomunicato. Fu incoronato a Scone, antica capitale di Scozia e proseguì la sua lotta per difenderla dal re inglese. Sconfitto e catturato, riuscì a scappare su un’isola irlandese. Tornò in Scozia dopo la morte di Edoardo I, per approfittare della debolezza del suo successore Edoardo II. Riuscì a recuperare il tempo perso e sconfisse definitivamente gli inglesi nella battaglia di Bannockburn (la famosa scena finale della quale abbiamo parlato), assicurandosi così la corona. Nel film ci fanno credere che questa battaglia venne combattuta poco dopo la morte di William Wallace, ma in realtà si verificò ben 9 anni dopo.

Una piccola curiosità: Robert the Bruce dispose che, dopo la sua morte il suo cuore fosse portato in Terra Santa. Durante il viaggio, i cavalieri scozzesi che lo custodivano furono catturati in Spagna dopo una battaglia contro i musulmani. Muhammed IV, re nazareno di Granada, quando seppe a chi apparteneva il cuore reale, lo inviò ad Alfonso XI, che a sua volta lo spedì in Scozia. Ora riposa nell’abbazia di Melrose. Questo è il cuore che può essere considerato il vero cuore impavido o Braveheart del quale parla la storia scozzese e che fu usato per il titolo del film.

Edoardo I, chiamato “gamba lunga” era probabilmente tanto cattivo come vediamo nel film, caratteristica tra l’altro molto comune tra i monarchi e i soldati medievali. Si sposò in Spagna (nel monastero di Huelgas, Burgos) con Leonor di Castiglia. A quell’epoca, soprattutto fra i potenti, venivano organizzati quasi solo matrimoni di convenienza, ma sappiamo che Edoardo I amò realmente sua moglie. Fu conosciuto come un monarca particolarmente belligerante, conquistò il Galles, provò a conquistare la Scozia e partecipò alle crociate. 

Isabel di Francia (Sophie Marceau) in Braveheart

Isabel di Francia (Sophie Marceau) in Braveheart

Sebbene nel film vediamo che Edoardo muore nello stesso momento in cui muore Wallace, al grido “Libertà!” dello scozzese, in realtà il re inglese morì 3 anni più tardi. Lasciò il trono a suo figlio Edoardo II, che forse è il personaggio nel film che più si avvicina a quello reale. Con carattere debole e poco portato per comandare, il suo regno fu disastroso per l’Inghilterra. La sua omosessualità, che ci viene raccontata nel film, è documentata da testimonianze storiche.

Sua moglie, Isabella di Francia, viene rappresentata come una giovane bella e onesta e che subito si innamora di Wallace e dei suoi ideali romantici. Nel film, i due hanno una relazione e Isabella rimane incinta, pertanto, secondo il film il successivo re d’Inghilterra sarebbe stato l’ipotetico figlio di Wallace. In realtà, la vera Isabella aveva 3 anni a quell’epoca e non aveva ancora viaggiato fuori dalla Francia, quindi non conobbe mai Wallace. E non si addice alla realtà la sua immagine di donna buona e responsabile, perché insieme a sua madre, ordinò l’assassinio di suo marito.

Visitare i luoghi di Braveheart

Se vuoi visitare i posti in cui hanno avuto luogo le battaglie più conosciute delle guerre dell’indipendenza scozzese, ti consigliamo il nostro Tour di Stirling oppure il tour invernale di Rosslyn e Stirling, dove avrai l’occasione di entrare nel monumento di William Wallace. Mentre, per onorare l’autentico Braveheart e inginocchiarti vicino al suo cuore nell’Abbazia di Melrose ti suggeriamo il nostro Tour di Rosslyn, nel quale potrai inoltre ammirare la stuatua di William Wallace.

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