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Errori storici di Braveheart

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 Quanto c’è di reale nel film?

“Certo, chi combatte può morire…
chi fugge resta vivo, almeno per un po’…
Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso…
siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi
per avere l’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo,
ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà”

Mel Gibson in Braveheart

Uscita nel 1995, la pellicola ha provocato reazioni opposte in Scozia e nel mondo tutto. Braveheart, diretto, girato e interpretato da Mel Gibson, è ancora oggi uno dei film più acclamati della storia del cinema, vincitore di 5 Oscar e nominato ad altri 10, con una trama capace di mantenere la suspense dello spettatore per tutte le 3 ore del film. La sublime interpretazione dell’attore australiano ci fa immedesimare nel personaggio di William Wallace, temere Edoardo I d’Inghilterra e odiare il traditore Robert the Bruce. Eppure, scopriremo come il rigore storico è stato pian piano messo da parte per creare una storia sicuramente più romanzata, ma avvincente, ai livelli dell’epicità.

Monumento Nazionale di William Wallace

Monumento Nazionale di William Wallace. Fonte: Ray Mann (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Senza dubbio il film ha posto la Scozia in primo piano, risvegliando una simpatia mondiale verso il paese a discapito degli inglesi che, antagonisti degli scozzesi in un’eterna lotta per il territorio, sicuramente non vengono ben rappresentati nel film. Anche i benefici turistici sono stati considerevoli: nel film risaltano località come Stirling, dove si combattè la celebre battaglia in cui gli inglesi ebbero la peggio, e luogo che oggi ospita con orgoglio il monumento a William Wallace. Però, d’altra parte, il film è stato diretto ed interpretato da un australiano, girato in Irlanda (per motivi fiscali) e adattato allo stile americano. E come se non bastasse, la storia di William Wallace raccontata nel film non si accorda in molte parti con la realtà, oscurando, tra le altre cose, l’immagine di Robert the Bruce, autentico Braveheat ed eroe scozzese.

Nazionalismo nel XIII secolo?

Un primo dato da prendere in considerazione è il concetto che oggigiorno abbiamo di nazione e nazionalismo. Si tratta infatti di un’“invenzione” moderna, un concetto che si è cominciato ad affermare molto più recentemente, a partire dal XIX secolo. Nel Medioevo, le persone non si consideravano come abitanti di un paese, ma si ritenevano servi di un signore. A loro volta, i signori dovevano fedeltà al sovrano, e se questo re decideva di entrare in guerra per diventare il re di un altro territorio, per via dei loro obblighi di vassallaggio, i signori lo appoggiavano e questi servi dovevano andare a combattere. Questo succedeva anche nel caso in cui il signore decideva di dichiararsi indipendente e lottare contro il proprio re. Non si lottava quindi per una bandiera o per un paese, ma per fedeltà ad un signore. Un signore che a sua volta lottava per le terre che gli rendevano di più. Pertanto è difficile pensare che i protagonisti reali di Braveheart avrebbero combattuto per la libertà della Scozia, quando non avevano neanche la consapevolezza di appartenere ad una Nazione.

Indipendenza della Scozia.

Una scritta in favore dell’Indipendenza della Scozia. Fonte: John Allan [CC BY-SA 2.0] via geograph

Tuttavia, se ci atteniamo ai dati possiamo vedere come all’interno del movimento nazionalista scozzese sono avvenuti effettivamente dei cambiamenti in seguito al film. Dopo le elezioni generali britanniche del 1997, il Partito Nazionalista Scozzese, infatti, raddoppiò il numero dei posti in Parlamento rispetto alle precedenti (1992), passando da 3 a 6 seggi.
Nell’ambito locale invece, dalle elezioni municipali del 1995, un mese prima dell’uscita del film, a quelle del 1999, lo stesso partito aumentò i suoi sostenitori da poco più di 400.000 a più di 650.000.

 La vita del vero William Wallace

La storia di William Wallace ci è arrivata attraverso un poeta vissuto alla fine del XV secolo, Harry il cieco. A causa di un problema di ortografia, non sappiamo con esattezza quale fosse il suo luogo di nascita del nostro eroe. Le due possibilità sono Elderslie ed Ellerslie, ma in epoca medievale le due località si scrivevano allo stesso modo. In ogni caso stiamo parlando della costa sud ovest della Scozia, ovvero della zona dell’Ayrshire. William Wallace non era pertanto un Highlander, ma un abitante delle Lowlands, o Lowlander.

William Wallace

Ritratto di William Wallace. Fonte: Spisák Bence [Public domain], via Wikimedia Commons

Era figlio di un nobile proprietario terriero, perciò non era un contadino come vediamo nel film. Non essendo il maggiore dei figli, non aveva diritto ad ereditare le terre di suo padre, per questo concentrò i suoi studi sulla Chiesa. Così frequentò la scuola dello zio, che era un ecclesiastico, vicino a Stirling (mentre nel film ci fanno credere che sia stato a Roma) e lì studiò francese e latino, lingue che parla in Braveheart.

Dopo il ritorno al suo villaggio, si sposa con Marian Braidfoot, che nel film viene ribattezzata con il nome di Munro. Lei non fu mai uccisa da un inglese, il matrimonio non fu segreto e non esisteva neanche un ius primae noctis (diritto alla prima notte di nozze) che in Braveheart è uno dei motivi fondamentali che portano alla ribellione di Wallace. Addirittura, in realtà Marian morì prima che Wallace iniziasse la sua rivolta.

Nelle battaglie per il trono di Scozia, che Edoardo I d’Inghilterra voleva per suo figlio, William Wallace si dinstinse in una serie di vittorie nel suo villaggio di origine. Fu imprigionato, riuscì a scappare e cominciò a riunire e addestrare contadini e artigiani fino ad avere un gruppo di guerrieri, con i quali si presentò a Stirling, dove ebbe luogo quella che è sicuramente la più famosa delle sue battaglie e che non si svolse precisamente come ce la racconta il film.

Edoardo I di Westminster

Ritratto di Edoardo I di Westminster – Fonte: [Public domain], via Wikimedia Commons

Dopo la devastante vittoria scozzese, Wallace fu nominato “Guardiano di Scozia”, una specie di Primo Ministro, e coraggiosamente si lanciò alla presa di York. Ma alla fine l’esercito di William Wallace fu sconfitto a Falkirk. Gli arcieri gallesi che accompagnavano l’esercito inglese decimarono gli scozzesi, che non ebbero forza sufficiente per opporsi. Non ci furono irlandesi nella battaglia che cambiarono fazione, come vediamo nel film. Dopo questa dolorosissima sconfitta, William Wallace perse il titolo di Guardiano di Scozia, scappò e si nascose per un periodo di tempo, fin quando non venne tradito, catturato e alla fine giustiziato a Londra. Qui il film rispecchia perfettamente la realtà e non risparmia dettagli, in quanto è vero che fu impiccato, eviscerato e alla fine decapitato. È vero anche che le sue 4 estremità furono inviate ai 4 estremi del Paese, e la sua testa impalata su una picca lunga davanti al Ponte di Londra, come avvertimento per chi avesse pensato di sfidare l’autorità del re.

La battaglia di Stirling e le battaglie del Medioevo

In generale abbiamo un’immagine della guerra nel Medioevo molto distorta: le battaglie non erano così dinamiche e scenografiche come le vediamo nei film. Se pensiamo infatti che un cavallo doveva portare in groppa un uomo adulto di circa 80 chili con addosso una quantità di metallo di pari peso, capiamo che andare al galoppo non era poi tanto facile. Le cariche della cavalleria, quindi non potevano essere così lunghe come appaiono nel film. Anche a piedi, i cavalieri armati erano impacciati dal peso del metallo sia dell’armatura che della spada, per cui nemmeno i combattimenti corpo a corpo erano tanto spettacolari come pensiamo. Due soldati non potevano mantenersi in lotta per più di uno o due minuti senza fermarsi per riposare.

L’impiego di grandi pali di legno affilati, che il film ci mostra come un’idea brillante di William Wallace, è un metodo standard che si utilizzava già da secoli. Quella che invece fu un’idea di Wallace e che probabilmente servì come ispirazione a Mel Gibson furono i cosiddetti Schiltroms, gruppi di soldati armati con lance di due metri. Tuttavia anche questo sistema è antico e risale alle famose falangi di Alessandro Magno.

Falange greca

Falange greca – Fonte: [Public Domain] via wikimedia.org

Inoltre, non bisogna dimenticare una cosa molto importante: le battaglie medievali, salvo eccezioni, non erano simili al carnaio che vediamo in Braveheart, riprodotto con sanguinose scene. I grandi massacri sono tipici dei periodi più vicini al nostro come la Prima Guerra Mondiale, quando le armi da fuoco erano già largamente diffuse. Nel Medioevo era più frequente che la gente morisse a causa delle ferite e delle malattie contratte, che nello stesso campo di battaglia. Era difficile che i cavalieri che potevano permettersi un’armatura ricevessero ferite mortali, in quanto questa offriva una buona protezione. I contadini che li accompagnavano in battaglia, e che erano la maggior parte, disponevano di armi molto rudimentali, con le quali, in un’epoca in cui perfino l’influenza era mortale, era più probabile morire a causa dell’infezione della ferita piuttosto che per la ferita stessa.

Tomba del XVI secolo con la spada di Claymore

Tomba del XVI secolo con la spada di Claymore – Kim Traynor (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

E neanche si deve pensare che combattessero eserciti così numerosi. Dobbiamo considerare che la popolazione europea in quell’epoca era infinitamente minore rispetto a quella odierna. Nella battaglia di Stirling in concreto, anche se le fonti successive e il film ci mostrano eserciti di proporzioni bibliche, i dati ci parlano di numeri molto diversi, ossia di solo 2.300 uomini circa dalla parte della Scozia e di circa 10.000 inglesi.

La battaglia del ponte di Stirling

La battaglia del ponte di Stirling. Fonte: [Public domain], via Wikimedia Commons

Arriviamo ora al punto centrale del film: la battaglia di Stirling. Stirling era un luogo strategico perchè qui si trovava un ponte che costituiva uno dei passaggi principali tra Nord e Sud della Scozia. Gli inglesi, coscienti di questo, si diressero verso la città con l’intenzione di conquistarla. L’esercito degli scozzesi era 5 volte più piccolo e meno armato rispetto a quello dei loro rivali, perciò l’unico modo per vincere la battaglia era usare la furbizia: forza e coraggio non sarebbero bastati. Il ponte di Stirling era stretto e permetteva solo il passaggio di 2 o 3 cavalieri alla volta, pertanto William Wallace diede l’ordine di aspettare gli inglesi dall’altro lato del fiume: in questo modo i combattimenti corpo a corpo si sarebbero effettuati con poche persone alla volta e con uguali forze. Gli scozzesi ebbero tanta fortuna che il ponte cedette e la maggior parte dell’esercito invasore cadde nel fiume: le perdite furono terribili e la vittoria scozzese totale. Nel film non fanno vedere il ponte e ci mostrano una battaglia in un campo aperto nella quale vincono le truppe di William Wallace. Nella realtà, pianificare una battaglia contro un esercito numericamente e tecnicamente superiore in un campo aperto sarebbe stato un suicidio senza nessuna possibilità di vittoria.

Elementi anacronistici

Mel Gibson in Braveheart

William Wallace (Mel Gibson) in Braveheart

Se pensiamo a Braveheart, probabilmente la prima immagine che ci viene in mente è quella di William Wallace con la faccia colorata di azzurro. Siamo di nuovo di fronte ad una inesattezza storica, perchè questa era un’abitudine dei Pitti, popolo che abitò in Scozia nei tempi dell’invasione romana, cioè quasi mille anni prima dei fatti del film.

Guerriero Pitto

Guerriero Pitto. Fonte: Theodor de Bry [Public domain], via Wikimedia Commons

Spesso si considera un errore storico anche il fatto che i personaggi di Braveheart appaiano con il kilt, perché questa è un’invenzione inglese del XIX secolo. Ma qui bisogna fare una precisazione. Nel film non indossano il kilt, che è effettivamente un’invenzione moderna, ma l’indumento tipico delle Highlands, cioè una coperta che si annoda sulle spalle, copre tutto il corpo come se fosse una tunica e forma una specie di gonna. Tuttavia neanche questo risulta essere un indumento azzeccato, in quanto come abbiamo detto, William Wallace non era delle Highlands ma delle Lowlands, e il suo aspetto fisico e i suoi vestiti dovrebbero essere molto più simili a quelli dei suoi rivali inglesi che a quelli dei suoi compagni del Nord.

C’è un’altra scena interessante all’inizio del film. Durante la sepoltura del padre di William Wallace bambino, si ascolta la musica di una cornamusa ed un personaggio afferma che sono “melodie proibite con strumenti proibiti”, facendo intendere che gli inglesi ne avevano vietato l’uso perché era un simbolo della cultura scozzese. Questo non ha nessun riscontro storico, anche se può essere basato sui divieti che impose il re Giorgio II a metà del XVIII secolo. Nel periodo delle rivolte giacobite, si proibì qualsiasi espressione della cultura scozzese, come l’uso del gaelico o degli indumenti tradizionali degli Highlander e, qualche studioso sostiene, anche l’uso della cornamusa.

monastero di Santes Creus

Suonatore di cornamusa nel monastero di Santes Creus – Fonte: Kriegerkalle (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons

L’associazione della cornamusa alla cultura scozzese non si hà prima del XVIII secolo, ossia 500 anni dopo i fatti di Braveheart. La cornamusa è uno strumento originario probabilmente dell’oriente mediterraneo, che fu introdotto in Europa dai romani, e usato in tutto il territorio che occupò l’impero fino al XVIII secolo. Dopodichè, essendo uno strumento arcaico, passò di moda e si usò solamente ai confini montuosi del continente, cioè in Scozia, nel Nord Ovest iberico, nei Pirenei o nei Balcani. Pertanto durante l’epoca di William Wallace, la cornamusa era uno strumento universale, tanto scozzese che inglese, perciò il divieto del suo utilizzo non avrebbe avuto nessun senso né si sarebbe interpretato come un attacco alla cultura scozzese.

I veri protagonisti della storia

Ritratto di Robert the Bruce

Ritratto di Robert the Bruce. Fonte [Public Domain] via Wikipedia.org

A parte la figura di William Wallace che già abbiamo analizzato, passiamo ora al resto dei personaggi che troviamo in Braveheart.
Robert the Bruce forse è il personaggio rappresentato in maniera peggiore. Ce lo presentano come insicuro, sottomesso al padre e come un uomo che non ha abbastanza coraggio per sostenere Wallace, che alla fine tradisce. È pur vero, però, che alla fine del film si riscatta, diventando il leader delle truppe scozzesi nell’ultima scena. Si presenta all’ultima battaglia per prestare giuramento di vassallaggio al re inglese ma alla fine decide di riprendere la lotta di Wallace combattendo contro gli inglesi e vincendo.

Nonostante l’immagine di pusillanime che ci trasmette il film, Robert the Bruce è considerato uno dei più grandi eroi della storia della Scozia, se non proprio il maggiore. Essendo discendente di una famiglia di sangue reale legata a quella di Davide I di Scozia, risultava essere uno dei candidati al trono scozzese.

Robert the Bruce (Angus Macfayden) in Braveheart

Robert the Bruce (Angus Macfayden) in Braveheart

Sebbene avesse giurato fedeltà ad Edoardo I di Inghilterra insieme a suo padre, rapidamente si unì alla rivolta scozzese. Dopo la sconfitta di Falkirk, accettò il titolo di Guardiano di Scozia a cui Wallace aveva dovuto rinunciare.

In seguito uccise John Comyn, altro candidato alla corona, e fu scomunicato. Fu incoronato a Scone, antica capitale di Scozia e proseguì la sua lotta per difenderla dal re inglese. Sconfitto e catturato, riuscì a scappare su un’isola irlandese. Tornò in Scozia dopo la morte di Edoardo I, per approfittare della debolezza del suo successore Edoardo II. Riuscì a recuperare il tempo perso e sconfisse definitivamente gli inglesi nella battaglia di Bannockburn (la famosa scena finale della quale abbiamo parlato), assicurandosi così la corona. Nel film ci fanno credere che questa battaglia venne combattuta poco dopo la morte di William Wallace, ma in realtà si verificò ben 9 anni dopo.

Una piccola curiosità: Robert the Bruce dispose che, dopo la sua morte il suo cuore fosse portato in Terra Santa. Durante il viaggio, i cavalieri scozzesi che lo custodivano furono catturati in Spagna dopo una battaglia contro i musulmani. Muhammed IV, re nazareno di Granada, quando seppe a chi apparteneva il cuore reale, lo inviò ad Alfonso XI, che a sua volta lo spedì in Scozia. Ora riposa nell’abbazia di Melrose. Questo è il cuore che può essere considerato il vero cuore impavido o Braveheart del quale parla la storia scozzese e che fu usato per il titolo del film.

Edoardo I, chiamato “gamba lunga” era probabilmente tanto cattivo come vediamo nel film, caratteristica tra l’altro molto comune tra i monarchi e i soldati medievali. Si sposò in Spagna (nel monastero di Huelgas, Burgos) con Leonor di Castiglia. A quell’epoca, soprattutto fra i potenti, venivano organizzati quasi solo matrimoni di convenienza, ma sappiamo che Edoardo I amò realmente sua moglie. Fu conosciuto come un monarca particolarmente belligerante, conquistò il Galles, provò a conquistare la Scozia e partecipò alle crociate. 

Isabel di Francia (Sophie Marceau) in Braveheart

Isabel di Francia (Sophie Marceau) in Braveheart

Sebbene nel film vediamo che Edoardo muore nello stesso momento in cui muore Wallace, al grido “Libertà!” dello scozzese, in realtà il re inglese morì 3 anni più tardi. Lasciò il trono a suo figlio Edoardo II, che forse è il personaggio nel film che più si avvicina a quello reale. Con carattere debole e poco portato per comandare, il suo regno fu disastroso per l’Inghilterra. La sua omosessualità, che ci viene raccontata nel film, è documentata da testimonianze storiche.

Sua moglie, Isabella di Francia, viene rappresentata come una giovane bella e onesta e che subito si innamora di Wallace e dei suoi ideali romantici. Nel film, i due hanno una relazione e Isabella rimane incinta, pertanto, secondo il film il successivo re d’Inghilterra sarebbe stato l’ipotetico figlio di Wallace. In realtà, la vera Isabella aveva 3 anni a quell’epoca e non aveva ancora viaggiato fuori dalla Francia, quindi non conobbe mai Wallace. E non si addice alla realtà la sua immagine di donna buona e responsabile, perché insieme a sua madre, ordinò l’assassinio di suo marito.

Visitare i luoghi di Braveheart

Se vuoi visitare i posti in cui hanno avuto luogo le battaglie più conosciute delle guerre dell’indipendenza scozzese, ti consigliamo il nostro Tour di Stirling oppure il tour invernale di Rosslyn e Stirling, dove avrai l’occasione di entrare nel monumento di William Wallace. Mentre, per onorare l’autentico Braveheart e inginocchiarti vicino al suo cuore nell’Abbazia di Melrose ti suggeriamo il nostro Tour di Rosslyn, nel quale potrai inoltre ammirare la stuatua di William Wallace.

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Outlander, straniera in Scozia

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Un viaggio nel tempo attraverso le meraviglie della Scozia

I libri di Diana Gabaldon e la serie con l’attore scozzese Sam Heughan e l’irlandese Caitriona Balfe riempiono d’amore le terre degli highlander. Un viaggio romantico e avvincente al di là dei confini del tempo tra le meraviglie della Scozia.

Febbraio è il mese di S. Valentino, la festa degli innamorati, a marzo inizia la Primavera, la stagione dell’amore per eccellenza. Quale miglior modo di immergersi nell’atmosfera romantica di questo periodo raccontando LA storia d’amore del momento, quella che sta facendo sognare mezzo mondo e che a breve sbarcherà anche in Italia? Sto parlando proprio di loro, l’intraprendente Claire ed il guerriero highlander Jamie, protagonisti della saga di libri e della serie TV “Outlander“.

Se avete un animo terribilmente romantico, siete amanti dei viaggi nel tempo e dei romanzi storici con un tocco di fantasia allora Outlander fa proprio per voi! Nel caso in cui non siate ancora entrati nell’avventurso mondo di Claire e Jamie, dopo aver letto questo post la voglia di scoprire di più di questa affascinante saga vi travolgerà facendovi correre a cercare i libri e vedere la serie tv.

Cos’è “Outlander”?

Diana Gabaldon

Diana Gabaldon, autrice della saga “Outlander”. Fonte: Andreas Pavelic (Own work) [CC BY-SA 3.0 de], via Wikimedia Commons

The outlander” (La straniera) è il primo libro di una saga dell’autrice statunitense Diana Gabaldon, scritta inizialmente quasi per gioco, per “fare pratica” dirà lei, essendo di fatto il suo primo romanzo, uscito nel 1988. La saga ha riscosso tantissimo successo, essendo pubblicata in 26 Paesi, tradotta in 23 lingue e vendendo oltre 9 milioni di copie.  Poco a poco l’autrice ha scritto ben 8 libri (suddivisi in 15 parti in italiano) ed il canale statunitense Starz ha per la prima volta dato vita ai suoi personaggi nel 2014 producendo una serie TV che ha già fatto e continuerà a far battere tantissimi cuori.

La trama

“La gente scompare di continuo […] Molti di loro vengono ritrovati, alla fine, vivi o morti. Alle scomparse, dopotutto, una spiegazione c’è. Di solito.”

Outlander, Diana Gabaldon

Cerchio di pietre di Callanish, isola di Lewis

Cerchio di pietre di Callanish, isola di Lewis. Fonte :Thilo Rose, Stuttgart [Public domain], via Wikimedia Commons

La protagonista femminile è Claire Beauchamp, un’infermiera inglese della seconda guerra mondiale sposata con Frank Randall. Dopo gli orrori della guerra e la lontananza a cui li aveva costretti, decidono di visitare le Highlands scozzesi ed Inverness, per ritrovarsi, fare una seconda luna di miele e allo stesso tempo compiere ricerche su un antenato di Frank, Black Jack Randall, capitano delle truppe reali nelle guerre giacobite (1689-1746).

Dopo aver osservato un rituale druidico tra gli antichi megaliti che formano un cerchio sulla collina di Craig Na Dun, Claire sente uno strano rumore proveniente da una delle pietre. Vi appoggia le mani e si accascia al suolo svenuta. Si risveglia dopo quello che sembra pochissimo tempo e si ritrova sempre sulla stessa collina ma…circa 200 anni prima, nel 1743!

Da qui iniziano appassionanti avventure nella Scozia dei fieri ed orgogliosi clan scozzesi che si difendono dalle giubbe rosse, le truppe del re George II di Hannover. Claire conoscerà un giovane Highlander, Jamie Fraser, bello, coraggioso e fiero che la prenderà sotto la sua protezione poichè in quantoSassenach” (straniera), inglese e trovata con addosso solo un leggero abitino di cotone alquanto scandaloso per il secolo XVIII, non è certo ben vista dal resto del clan, che la accusa di essere una spia inglese. La crescente simpatia che nasce tra i due sarà la base del loro improvviso quanto necessario matrimonio, indispensabile per proteggere Claire. Questa relazioneiniziata controvoglia sboccerà giorno dopo giorno. Claire e Jamie impareranno a conoscersi ed una scintilla speciale scatterà tra di loro. Nonostante le diversità, la provenienza da due ambienti e due epoche completamente diversi, la magia del loro profondo e sensualissimo amore li porta a sostenersi e salvarsi a vicenda innumerevoli volte.

Outlander libri

I due protagonisti della serie TV e, a destra, l’autrice della saga. Fonte: Christine Ring [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

Sullo sfondo delle guerre giacobite, tra processi di stregoneria, antichi riti, usanze e leggende, questa saga vi appassionerà e vi farà vivere la magia della Scozia e dei suoi abitanti in tutta la sua vera essenza facendovi innamorare di queste terre e del loro passato.

Outlander e la Scozia

“Sing me a song of a lass that is gone, Say, could that lass be I? Merry of soul he sailed on a day,over the sea to Skye…”

Questi versi dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson sono stati riadattati per formare la colonna sonora della serie televisiva Outlander, sulle note della canzone popolare scozzeseThe Skye boat song. Un paesaggio suggestivo e spettacolare fa da sfondo alla saga della Gabaldon e se con i suoi libri possiamo perderci sognando tra le montagne, i castelli ed i laghi scozzesi in cui Jamie e Claire vivono la loro storia d’amore, con la serie televisiva tutto diventa reale!

Scopriamo quindi insieme i luoghi della Scozia dove la serie è stata girata!

1. Inverness

Inverness

Scorcio di Inverness. Fonte: mendhak (CC BY-SA 2.0), via Flickr

È qui che inizia la storia. Claire e suo marito Frank nel 1945 arrivano in questa cittadina per godersi una vacanza dopo la fine della seconda guerra mondiale. Da lì Claire si allontanerà una mattina e si perderà nel cerchio di pietre ritrovandosi nel secolo XVIII. La città ci apppare nella sua versione dell’epoca, momento in cui era considerata la capitale del nord, capitale dei ribelli giacobiti. Una città senza dubbio affascinante, che sorge sulle sponde del fiume Ness e ricca di storia ma anche centro vivissimo al giorno d’oggi con i suoi pub con musica dal vivo, la sua università ed il suo castello.

2. Culloden

A pochissima distanza da Inverness, questo è il luogo in cui si svolse l’ultima sanguinaria battaglia delle guerre giacobite, nel 1746. Questa data segna una svolta nella storia scozzese giacchè sarà la fine degli storici clan delle Highlands, sterminati dal duca di Cumberland. Questo suggestivo campo di battaglia continua ad essere un luogo visitato ogni anno da tantissimi scozzesi e non solo. C’è nella saga di libri della Gabaldon un’attenta narrazione storica ed un’accuratezza naturale che rende la lettura molto piacevole e, attraverso le vicende dei suoi personaggi, vi farà appassionare alla storia scozzese.

Lapidi nel campo di battaglia di Culloden

Lapidi nel campo di battaglia di Culloden. Fonte: Shadowgate (CC BY 2.0). via Flickr

3. Le Highlands ed il parco naturale Cairngorms

Senza dubbio le terre alte scozzesi sono lo scenario perfetto per le avventure di Claire e Jamie, nella terra dei clan scozzesi, con i loro tartan e la loro lingua gaelica. Questo paesaggio così vario, con i suoi Loch (laghi), Glen (valli) e Ben (montagne) vi affascinerà più di quanto possiate immaginare. Scopritelo andando alla ricerca del celeberrimo mostro di Lochness con il Tour di Loch Ness e delle Highlands e fatevi un’idea dell’antica lingua parlata dagli scozzesi nel post “Guida essenziale per sopravvivere in Scozia…in scozzese!!!”. Senza rendervene conto vi ritroverete immersi fino al collo nelle avventure, i miti e le leggende degli highlanders e vorrete saperne sempre di più.

Cervi nel parco delle Cairngorms

Cervi nel parco naturale Cairngorms. Fonte: Thierry Gregorius (CC BY 2.0), via Flickr

4. Castle Leoch

Nella prima stagione di Outlander vedremo questo castello, sede del clan Mackenzie, famiglia di Jamie dove Claire viene portata in un primo momento. Nella realtà il castello usato per queste scene della serie TV è il Castello di Doune, castello medievale visitabile al giorno d’oggi dove potrete farvi un’idea di come vivevano i signori dell’epoca. Visitatelo con noi nel Tour a Glasgow, Loch Lomond, Loch Katrine e Castello di Doune.

Castello di Doune

Castello di Doune (Castle Leoch). Fonte: Peter (CC BY-SA 2.0), via Flickr

5. Craig na Dun

È la collina su cui si trova l’impressionante cerchio di pietre attraverso cui Claire viene catapultata nel passato. Non esiste nella  realtà un cerchio di pietre con questo nome ma ce ne sono tanti qui in Scozia connessi con il mondo celta da cui la Gabaldon ha tratto ispirazione. Un esempio è il cerchio di pietre Clava Cairns ad est di Inverness, oppure il complesso megalitico di Callannish nell’isola di Lewis, riconosciuto come la “Stonehenge delle Ebridi“.

Clava Cairns

Clava Cairns. Fonte: bazzarrgh (CC BY-SA 2.0), via Flickr

6. Lallybroch o Broch Tuarach

Sede del clan dei Fraser quindi casa natale di Jamie, il castello usato in questo caso è il Midhope Castle, una “tower house” scozzese del XVI secolo, vicino al paesino di South Queensferry, poco distante da Edimburgo. Putroppo non è visitabile all’interno.

Midhope Castle

Midhope Castle (Lallybroch). Fonte: Camer01 (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Vi siete convinti? Avete già voglia di fare la valigia e visitare i luoghi della storia d’amore dell’anno? Non perdetevi allora i prossimi episodi della serie!

Vi lasciamo con una frase di Jamie tratta dal primo libro della serie “La straniera”:

“Io ti proteggerò […] fino all’ultima goccia del mio sangue, mo duinne”
“Mo duinne?” domandai, un pò turbata dall’intensità delle sue parole.
“Significa mia bella bruna” Mi prese una ciocca di capelli e se la portò alle labbra sorridendo, con un luccichio negli occhi che mi fece rimescolare il sangue nelle vene. “Mo duinne” ripetè dolcemente “Desideravo tanto potertelo dire”. (Jamie e Claire – La Straniera)

Da leggere nella saga Outlander:

  1. La Straniera
  2. L’amuleto d’ambra
  3. Il ritorno
  4. Il cerchio di pietre
  5. La collina delle fate
  6. Tamburi d’autunno
  7. Passione oltre il tempo
  8. La croce di fuoco
  9. Vessilli di guerra
  10. Nevi infuocate
  11. Cannoni per la libertà
  12. Destini Incrociati
  13. Il prezzo della vittoria
  14. Legami di Sangue (uscirà a Maggio 2015)
  15. Prigioniero di Nessuno (uscirà a Luglio 2015)

Se vi è piaciuto questo articolo siamo certi che vi interesserà anche scoprire quali film sono stati girati in Scozia. Questa è davvero una terra che ha ispirato diversi artisti grazie ai panorami suggestivi e ai paesaggi sensazionali che ha da offrire. La Scozia ha spesso svolto il ruolo di “musa ispiratrice”. Se verrai a visitarla capirai immediatamente il perché…

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Harry Potter nel Regno Unito (Parte 2)

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Un viaggio nel Regno Unito per scoprire le magiche località che hanno ispirato Harry Potter

Si sa che il magico mondo di Harry Potter non sorge in un non-luogo, ma è visto come complementare e prossimo al mondo dei babbani, in una Gran Bretagna di fine anni ’90. Unica particolarità: è invisibile, controllato dal Ministero della Magia, e gli abitanti sono ovviamente persone dotate di innata arte magica. E si sa anche che i fan di Harry Potter sono insaziabili, vogliono saperne sempre di più. Per cui il nostro viaggio, sulle tracce del mago Harry, cominciato a Edimburgo e continuato in Scozia, non può che andare avanti per tutto il Regno Unito, alla scoperta dei luoghi che, se nei libri di Harry Potter sono l’ispirazione, nei film costituiscono l’ambientazione reale della storia.

Prima fermata: Londra

piattaforma

Piattaforma 9 e 3/4. Fonte: Val Vannet, (CC BY-SA 2.0) via geograph.org

London King’s Cross Station è una stazione ferroviaria situata nel distretto di Camden a Londra, ed è un luogo fondamentale nei libri e nei film di Harry Potter, perché è la via per accedere al mondo magico. Basta recarsi tra i binari 9 e 10, realmente esistenti, e scovare la piattaforma 9 e ¾, una bella rincorsa e via diretti in un altro mondo. Attenzione, non dimenticate che l’accesso è assicurato solo fino alla partenza del treno. Pochi secondi di ritardo e il tutto si riduce a una dura capocciata nel muro!

A Gracechurch Street di Londra c’è un posto incredibile, la perfetta atmosfera che la Rowling disegnava con la sua mano da scrittrice. Si tratta del Leadenhall Market, un tipico mercato coperto, in stile vittoriano, vivo, colorato, bello. Un mercato antichissimo, risalente al XIV secolo. Qui potrete accedere al Paiolo Magico, il vecchio e dimesso pub, completamente invisibile ai babbani, ma con accesso diretto a Diagon Alley per i maghi, grazie a un tocco di bacchetta magica sui mattoni del retrobottega. Attualmente è un negozio di ottica, situato precisamente a Bull’s Head Passage. Se la vostra mente riuscirà ad unire questo posto con Victoria Street a Edimburgo, potete davvero considerarvi fortunati, perché siete entrati nel magico mondo di Harry Potter!

Leadenhall Market. Fonte: David Iliff [CC-BY-SA 3.0], via wikimedia.org

Leadenhall Market. Fonte: David Iliff [CC-BY-SA 3.0], via wikimedia.org

Spostiamoci a Oxford

Finita l’ambientazione londinese, l’ambentazione letteraria e cinematografica di Harry Potter si diffonde un po’ per tutto il territorio britannico. La Biblioteca Bodleiana, merita una visita non soltanto per i fan di Harry Potter. Siamo di fronte a una delle biblioteche più antiche d’Europa e più importanti del Regno Unito, tra le sei con diritto legale. Il fascino di questo luogo è davvero indescrivibile e i volumi di magia consultati dai maghi della scuola di Hogwarts non potevano trovarsi altrove. Le parole della Rowling trovano perfetta corrispondenza nella realtà di questo luogo, stretti corridoi, scaffali di legno pieni di libri di magia, e un reparto proibito. Procuratevi un mantello che vi renda invisibili, e l’accesso sarà garantito.

Castello di Alnwick

Castello di Alnwick

Castello di Alnwick. Fonte: Phil Thomas, [CC BY 2.0], via wikipedia.org

Se le Nimbus 2000 o 2001 danno qualche problema, siamo in tempo per prendere qualche lezione da Madama Bumb, professoressa di volo, e chissà se non siamo destinati a una Firebolt, il manico di scopa più veloce sul mercato, e a presenziare il torneo mondiale di Quidditch. Appuntamento al Castello di Alnwick, nella regione inglese del Northumberland, e tappa imperdibile per tutti gli appassionati di Harry Potter e del nostro tour dedicato al mago più famoso di tuti i tempi. Un castello costruito nel 1096 dal duca di Alnwick come roccaforte difensiva dal nemico scozzese, attualmente il secondo castello abitato più grande d’Inghilterra, e residenza dei duchi di Northumberland. Le lezioni di volo del primo film di Harry Potter avvengono nello spettacolare e verde giardino del castello. E ancora, il primo volo di Harry Potter, la prima sfida con Draco Malfoy, la scoperta del Quidditch con Oliver Wood. Si tratta di un castello in grande stile, incantevole e aperto al pubblico nei mesi estivi, con possibilità di prendere anche delle serie lezioni di volo! Attenzione però a non rimanere inchiodati su un salice schiaffeggiante: nel castello di Alwnick sono state girate anche le scene del poco docile albero, che prende di mira la Ford Anglia di Harry e Ron, e che distrugge la scopa del mago Harry.

E ancora Hogwarts

Se a Edimburgo avete visto Hogwarts da fuori, completerete la visione con la Cattedrale di Durham, in Inghilterra. Questa cattedrale, antichissimo centro della cultura normanna e della cristianità è stata un’altra location della scuola di magia di Hogwarts. Nella sala capitolare della cattedrale, Minerva Mc Granitt insegna ai suoi studenti come trasformare gli animali in calici d’acqua. Nel cortile interno, ricoperto di neve, Harry Potter farà volare la sua civetta, nel primo film. Infine, con meno entusiasmo per l’indimenticabile immagine, vi comunico che in questo luogo è stata girata la scena in cui Ron vomita lumache, per aver osato sfidare Draco Malfoy con un incantesimo.

Cattedrale di Dhuram

Cattedrale di Dhuram, Oliver-Bonjoch, (CC BY-SA 3.0), via wikimedia.org

Ma le ambientazioni di Hogwarts non sono ancora finite. Resta la storica cattedrale di Gloucesters, le cui origini risalgono al 678 d. C., quando qui venne fondata un’abbazia dedicata a San Pietro. La Warners Bros ha trasformato i chioschi della cattedrale nei corridoi di Hogwarts, coprendo di pietre e mattoni medievali qualunque segno di modernità, come cavi e prese elettriche. Allo stesso modo è stato necessario occultare qualsiasi segno che tradisse la natura della cattedrale, ad esempio le aureole dei santi o le vetrate con motivo religioso. Le oltre cento tombe del pavimento della cattedrale sono state ricoperte di feltro, verniciate e trattate a modo per renderlo quanto più simile a una pavimentazione in stile medievale. Qui sono state girate le scene dell’allagamento del bagno delle femmine, provocato da Mirtilla Malcontenta, o della scritta col sangue sulla parete che annuncia la riapertura della camera dei segreti. Infine, lo spaventoso incontro tra Harry Potter e il grande troll, un mostro costruito artificialmente, ma così grande da riuscire a stento ad attraversare le massicce porte della cattedrale.

Gloucesters cath.

Cattedrale di Gloucesters. Fonte: Jonathan Billinger, (CC BY-SA 2.0), via geograph.org

Tra mito e leggenda, fantasia e realtà si dice che la cripta della cattedrale sia infestata dai fantasmi dei monaci che un tempo popolavano l’abbazia, forse qualche predecessore di Nick-Quasi-Senza-Testa o del Barone Sanguinario, i famosi fantasmi harrypottiani. Chissà perché, dopo aver letto i libri di Harry Potter, la cosa non risulti così sorprendente, e con facilità ci viene da immaginare qualche anima gelida, grigia e fluttuante, aggirarsi tra le mura di questo posto fantastico.

Infine il Galles

Con l’impressionante Freshwater Beach, spiaggia molto nota per le sue ambientazioni cinematografiche, anche il Galles entra a far parte a pieno titolo del mondo magico. Nei film di Harry Potter questo luogo è diventato la scenografia per la Villa Conchiglia, la casa in cui si trasferiscono Bill Wasley e Fleu Delacour dopo il matrimonio. Nel libro si trova in Cornovaglia, su una collina vicino all’oceano, nei pressi del villaggio babbano di Tinworth. Dietro la casa, il piccolo giardinetto con rocce bianche levigate dal mare, in cui verrà seppellito Dobby, il fedele elfo domestico di Harry Potter.

Villa Conchiglia

Villa Conchiglia. Fonte: Russ Hamer (Own work), [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Abbiamo viaggiato con Harry Potter per tutto il Regno Unito, a voi il compito di scovare maghi, elfi e fantasmi. E sapete che l’impresa non è facile, perché «quando si trovano con i Babbani, i Maghi e le Streghe dovranno adottare un abbigliamento completamente babbano, conforme il più possibile alla moda del tempo. Gli indumenti dovranno essere adatti al clima, alla regione geografica e all’occasione», come si legge nello Statuto Internazionale di Segretezza della Magia. Ma non preoccupatevi, questi meravigliosi scenari vi aiuteranno, la magia si respira nell’aria, e sarete colpiti da un incantesimo che vi aprirà tutte le porte: Alohomora!

Buon viaggio!

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Harry Potter a Edimburgo e in Scozia (Parte 1)

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La relazione fra Harry Potter e la Scozia

Signore e signori, maghi e babbani, se non avete una Nimbus 2000, armatevi di una scopa di casa ultimo modello, perché state per cominciare un tour per i luoghi che hanno visto nascere e crescere il giovane Harry Potter!
Scopriremo insieme la storia, le curiosità e voleremo sulle location che hanno ispirato la scrittrice J. K. Rowling e che hanno trasformato il giovane occhialuto nel mago più famoso del mondo.

La piccola Rowling incontra Harry Potter

Quando si parla di Harry Potter si ha la sensazione di essere già stati stregati e incantati prima di cominciare. Le curiosità e le coincidenze cominciano ancor prima di parlare del personaggio fittizio (che ormai così fittizio non è più), poiché la vita di J.K. Rowling a Edimburgo e in Scozia, e le vicissitudini che l’hanno portata al successo, sembrano un’avventura fantastica, in cui possiamo talvolta discernere un viso conosciuto o un carattere incontrato nel libro o nel film.

JK Rowling reads to children, by Daniel Ogren, http://www.flickr.com/photos/27077452@N04/4513125422

JK Rowling reads to children. Fonte: Daniel Ogren, (CC BY 2.0) via flickr

 J.K. Rowling nasce in Inghilterra nel 1965, un anno dopo che i suoi genitori si erano incontrati, guarda caso, sul treno che partiva dalla stazione londinese di King’s Cross diretto in Scozia. Un colpo di fulmine.

A sei anni scrive il suo primo racconto, la storia di un coniglio che si ammala di morbillo. Un’epoca in cui la piccola Joanne amava giocare a travestirsi da mago con i figli dei vicini di casa, i Potter. Una bambina curiosa, divoratrice di libri e piena di lentiggini, una piccola Hermione di un paesino dell’Inghilterra.

La giovane J.K. Rowling, laureata in letteratura francese incontra Harry Potter a venticinque anni. L’incontro è magico, senza dubbio. Nello stesso luogo in cui era nato l’amore tra i suoi genitori, la stazione di King Cross di Londra, si ritrova ad aspettare un treno che la porti a Manchester. Comincia a scrivere su un blocchetto la storia di un orfanello confuso e senza identità, che sarebbe diventato un valido mago dopo l’apprendistato in una scuola di magia. Di ritorno a casa,  J.K. Rowling capì che sarebbe stata una lunghissima storia, più o meno sette libri. Definì a modo tutti i personaggi, impiegando cinque anni per l’organizzazione di tutto il materiale e la definizione dell’intreccio del libro.

Lo stesso anno muore la madre, e lei decide di partire per il Portogallo, per insegnare inglese. Qui conoscerà il futuro marito e avrà una bambina. Ma il matrimonio finirà dopo tredici mesi, comincerà per lei un periodo durissimo e depressivo. Approderà a Edimburgo, dalla sorella, e la Scozia le cambierà la vita.

Ma le cose all’inizio non si mettono meglio: J.K. Rowling è stremata, depressa, e non scrive più, ha una bambina e non ha né un lavoro né una casa. La sua depressione la lascerà poco a poco, e una degli aiuti sarà dato proprio dalla scrittura. Amava scrivere in un bar del centro di Edimburgo, “The Elephant House Bar”, un bar caldo, dall’atmosfera tenue, con vista cimitero, e molto di più.

Nel 1996 la casa editrice Bloomsbury accetta di pubblicare il primo volume di Harry Potter. Il successo delle vendite si deve quasi esclusivamente al passaparola. Da questo momento la vita di J.K. Rowling conoscerà un’impennata di successi e riconoscimenti. Nel 2000 iniziano le riprese del primo film e la BBC manda in onda dieci ore di lettura in diretta di Harry Potter e la pietra filosofale. J.K. Rowling diventa la seconda donna più ricca del Regno Unito, dopo la regina, che non fa testo!

Le avventure continuano. Nel 2003 siamo a già al quinto libro “Harry Potter e l’ordine della Fenice”. La stessa notte in cui viene al mondo, diventa il libro più velocemente venduto di tutti i tempi, solo negli Stati Uniti vengono trasportati 1000 tonnellate di libri, un evento unico nella storia dell’editoria. E così via, ogni libro annulla i record di quello precedente, solo alla prima tiratura, e la magia di Harry Potter diventa un riferimento culturale della nostra epoca.

Harry Potter o realtà?

Edinburgh_Castle_from_the_North, by Kim Traynor, CC, httpen.wikipedia.orgwikiEdinburgh_Castle#mediaviewerFileEdinburgh_Castle_from_the_North.JPG

Castello di Edimburgo. Fonte: Kim Traynor [CC BY-SA 3.0],    via Wikimedia Commos

La vista dall’ “Elephant House Bar”, nella Old Town di Edimburgo è l’entrata in un mondo speciale: la città da qui è una fiaba. Da un lato il castello, alto e possente, domina Edimburgo dalla collina rocciosa, il sottofondo perfetto per un racconto di magia. Dall’altro la George Heriot High School, la cui architettura, quattro palazzine, quattro torri e una distesa di verde intorno, ci rimanda subito a Hogwarts. J.K. Rowling non è dovuta andare poi così lontano: questi luoghi esistono davvero. Paradossalmente la destrezza della sua penna è riuscita a trasportarli in un mondo invisibile.

La scuola George Heriot fu costruita nel 1628, in seguito alla donazione di 25,000 sterline che il gioielliere Heriot fece al comune di Edimburgo per fondare un hospital, ossia una scuola per bambini poveri e orfani. Un’istituzione divenuta oggi molto prestigiosa, che ha aperto le porte anche alle famiglie più facoltose, le quali contribuiscono con le loro donation alla sua sopravvivenza e che vanta 1600 pupils e 155 insegnanti.
Non è solo la struttura dell’edificio a ricordarci Hogwarts. La tradizione vuole che le scuole inglesi siano suddivise secondo l’”House System”, un sistema di “case” dovuto originariamente all’allocazione degli studenti nei dormitori. Col tempo l’appartenenza alla casa è diventato molto di più, un simbolo di competizione e merito. In base a questi parametri, si assegnano i punti che decideranno la vittoria di una delle case alla fine dell’anno accademico.

Scuola di George Herriot

Scuola di George Herriot. Fonte kim traynor, (CC BY-SA 2.0),    via geograph.com

La George Heriot School non è esente dal sistema, le quattro case sono Lauriston, Greyfriars, Raeburn e Castle.
Sicuramente i punti non vengono aggiornati con rubini e zaffiri nelle magiche clessidre, tanto meno l’assegnazione decisa con il cappello incantato che tiene conto di qualità e desideri dei ragazzi, ma una volta davanti alla scuola di Edimburgo, il collegamento a Hogwarts e alle quattro case sarà inevitabile!

Dal cimitero di Greyfriars c’è un cancello che permette l’accesso diretto alla scuola. Qualche volta gli studenti escono proprio da lì, piccoli Harry Potter, Ron ed Hermione, con tanto di divise simili, che attraversano il bel giardino delle anime per tornare a casa!

Le sorprese non sono ancora finite. La nostra scrittrice adorava passeggiare per le stradine del cimitero, scovando qua e là qualche nome da inserire nel suo lungo manoscritto. Proprio accanto al cancello, sulla sinistra, si può leggere il nome di William Mc Conagall, conosciuto come il peggior poeta di lingua inglese, ma diventato comunque famoso grazie alla saga di Harry Potter. A noi italiani questo nome non dice molto, ma nella versione originale Minerva McGranitt, la severa e buona insegnante di Hogwarts (Granitt, da “granito”, proprio per sottolinearne la durezza), si chiama Minerva McGonagall. J.K. Rowling conosceva questo poeta ed era affascinata dal suo cognome. Ma non è l’unico personaggio di Harry Potter a risiedere nel cimitero di Greyfriars.

Qui giace un tale Thomas Riddle, morto nel 1806. Proprio lui, l’antagonista di Harry Potter, l’incarnazione di Lord Voldemort, il cui nome originale è Orvoloson Riddle, è seppellito qui, o almeno da qui parte la sua ispirazione. La stessa battaglia tra Potter e Voldemort, quella del quarto libro, “Harry Potter e il calice di fuoco”, è ambientata in un cimitero che vi suonerà molto familiare.

Uscendo dal cimitero, direzione Grassmarket, fermatevi un attimo ad ammirare Victoria Street, cosa vi ricorda? “Alcuni negozi vendevano abiti, altri telescopi e bizzarri strumenti d’argento che Harry non aveva mai visto prima; (…) pile traballanti di libri di incantesimi, penne d’oca e rotoli di pergamena, boccette di pozioni, globi lunari». Cercate il Paiolo Magico per accedervi? Qualche vecchio pub di Grassmarket potrebbe diventarlo, ma non c’è bisogno di colpetti magici per accedere a Diagon Alley, perché Victoria Street qui a Edimburgo c’è sempre, e allieta la vista di ogni passante, sia babbani che maghi!

Siamo nel luogo che ha colpito la mente della Rowling, l‘“Harry Potter Birthplace” come si legge fuori l’ingresso dell‘Elephant House Bar. J. K. Rowling deve tanto a questa città. Il fascino e l’atmosfera di questi luoghi le hanno cambiato la vita, e si può asserire che anche lei ha lasciato il segno, qui nella capitale scozzese… in tutti i sensi. Nel 2007, infatti, ha ricevuto l’Edinburgh Award, un riconoscimento ufficiale ai cittadini meritevoli di Edimburgo. Ha lasciato l’impronta delle sue mani alla città, immortalandole nel pavimento della corte interna della City Chambers di Edimburgo. Le stesse mani che per anni hanno scritto e battuto tasti, mettendo insieme parole su parole e formando un mondo nuovo, invisibile agli occhi ma non alla nostra fantasia. Una passeggiata per questa zona di Edimburgo vi farà smarrire tra i sentieri di realtà e magia, e chissà che non sia il momento giusto per buttare giù quattro righe, non si sa mai!

Per saperne di più sulla scuola di George Herriot, l’Elephant House e il cimitero di Greyfriars unitevi alla nostra passeggiata storica per Edimburgo, dove le nostre guide vi racconteranno tutto nei minimi dettagli.

La Magica Scozia di Harry Potter

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Viadotto di Glenfinnan. Fonte: Benutzer:Nicolas17, (CC BY-SA 2.5), via Wikipedia Commons

Se siete in ritardo, potete sostituire la Nimbus 2000 con una Ford Anglia truccata con poteri magici e rincorrere così l’Hogwarts Express. Perchè in Scozia, questro treno esiste, e anche il famoso viadotto con ventuno arcate! Siamo nella località di Glenfinnan, nelle Highland occidentali che visitiamo nel nostro Gran Tour della Scozia di 8 Giorni. La locomotiva utilizzata nel film è la numero 5972, classe Hall, della Great Western Railways. È proprio su questi binari che atterra la macchina volante con a bordo Harry e Ron in viaggio per raggiungere Hogwarts, nel film “Harry Potter e la camera dei segreti”, uno dei tanti girati qui in Scozia.

Se non potete resistere alla tentazione di trasformarvi in uno studente di magia, al primo giorno di scuola, salite sul “The Jacobite”, il treno a vapore in stile primo ‘900 che sbuffa e percorre la linea ferroviaria West Highland tra Fort William e Mallaig. Il convoglio attraversa la vallata di Glencoe, uno dei paesaggi più incredibili della Scozia. Niente è lasciato al caso e ogni elemento di questa natura possente diventa parte dello scenario che si aprirà davanti ai vostri occhi: montagne e vallate, di un verde profondo, specchi d’acqua e foreste che renderanno unico il vostro viaggio e vi faranno capire perché dire Scozia è dire incanto e magia. Partecipando al nostro Tour a Loch Ness e le Highlands potrete sentire direttamente sulla vostra pelle il brivido che suscita la vista della valle di Glencoe e delle Highlands.

Molte scene del terzo film, “Harry Potter il prigioniero di Azkaban”, sono state girate in questi luoghi. Non molto distante si trova il Lago Shiel, location del Lago Nero, quello che gli studenti di Hogwarts attraversano per giungere alla scuola. Nella mente dei fan questo luogo è immortalato soprattutto per la seconda prova del torneo dei tre maghi, in cui Harry Potter dovrà recuperare dal fondo del lago una persona a lui cara (Ron). Un lago affascinante, un quadro di acqua e nebbia, con isolotti ricchi di vegetazione, forse veramente abitati da una comunità di sirene e tritoni, o una piovra gigante, chissà.

Anche le spettacolari cascate di Steall Falls fanno da scenografia al decisivo torneo dei tremaghi. Impossibile non riconoscere il paesaggio. Se volete prendervi una “fantastica” pausa, alimentando i vostri ricordi con le mitiche partite di quidditch all’ultimo boccino d’oro, siete nel posto adatto. Le scene delle partite sono state girate qui, a Fort William, un antico paesino ai piedi del Ben Nevis, la montagna più alta del Regno Unito.

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Lago Shiel. Fonte: Msgj (Own work) [Public domain],                    via Wikimedia Commons

Last but not least, sempre a Glen Coe, la casa di Hagrid! Si trovava a Clachaig Inn, precisamente. Purtroppo oggi della sua umile dimora resta ben poco, ma se volete ricordare il buon Hagrid, non vi rimane che far rimbalzar qualche sasso sulla placida superficie del Lago Eilt, come faceva lui, e chissà che non vediate apparire di lì a poco Norberto o Fierobecco.

Sappiamo che i fan di Harry Potter sono insaziabili, vogliono saperne sempre di più, per cui abbiamo disegnato apposta questo Tour di Harry Potter e Castelli Inglesi per dare la possibilità ai veri appassionati di visitare i luoghi che compaiono nei film di Harry Potter, come il castello di Alnwick.

Il nostro viaggio sulle tracce del mago Harry non finisce qui, per fortuna. Vi aspettiamo per la lettura del prossimo post dedicato ai luoghi di Harry Potter per il resto del Regno Unito!

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Il Torneo Sei Nazioni: la Scozia e il Rugby

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Era il lontano 1823 quando William Webb Eliss, un pastore protestante inglese della cittadina di Rugby, decise di infrangere per sempre le regole del calcio. Durante un match, prese la palla al balzo, cioè con le mani, una mossa all’epoca permessa dal regolamento, e iniziò a correre verso la linea di fondo del campo avversario. La cosa stupefacente è che arrivò a lanciarla fino alla porta (questo sì che non era permesso), al grido di “meta!”, davanti agli spettatori esterrefatti.

Targa Commemorativa a William Webb

Targa Commemorativa a William Webb

O almeno, questa è la versione che gli appassionati di rugby adorano raccontare. Uno sport nato sul campo e frutto della trasgressione calcistica e della spontaneità.

Dopo anni di divergenze sulla nuova regolamentazione, nel 1871 nasce finalmente il “Rugby Football Union”, che sancisce l’entrata in campo della prima palla ovale. Il tocco con il piede si fa più difficile, viene definitivamente abolito l’hacking (possibilità di dare calci negli stinchi), ma rimangono validi il gioco con le mani e il placcaggio (ma non alle gambe, anche se non tardò molto ad essere adottato). Il numero dei giocatori venne fissato prima a 20 e poi a 15 qualche anno più tardi (1875-76).
Attualmente si disputano più di venti tornei di rugby nel mondo e la loro differenziazione prevede rugby a 15, a 13 o a 7.

Una battaglia di 80 minuti

Il rugby è stato considerato per molti decenni uno sport elitario, praticato nelle public school (cioè scuole indipendenti/private) dell’aristocrazia inglese, stereotipo superato quando nuovi club dell’Union Rugby cominciano a spuntare in Galles, riunendo questa volta minatori, operai e piccolo-borghesi. Negli anni Novanta l’avvento del professionismo e l’attenzione mediatica cambiano il volto e la popolarità del rugby, in certi casi sacrificando lo stesso regolamento in nome della spettacolarità, ma senza mai rinunciare al perentorio comportamento sportivo.

Scuola di Rugby

Scuola di Rugby

Il rugby infatti è uno sport di combattimento, di gruppo, metafora di una battaglia. Le regole del gioco prevedono molti momenti di contatto tra i giocatori, e la loro minima infrazione potrebbe condurre a infortuni seri e spiacevoli. Difficilmente la squadra segna grazie all’abilità di uno, ma sempre per una strategia di gruppo, uno schema studiato e preparato, proprio come in un esercito. Si gioca con il massimo impegno e sportività: all’avversario non viene lasciata tregua, ma guai a non rispettarlo fino alla fine del gioco.

Quattro, cinque…sei nazioni!

Il Sei Nazioni è il torneo più antico del rugby mondiale. La storia di questo torneo è stata tanto spontanea quanto la nascita stessa del rugby. Al suo inizio nel 1883, le quattro squadre partecipanti, Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia si sfidavano annualmente nella Home Championship, in una serie di incontri detti “test match”. La prima edizione fu vinta dall’Inghilterra. Da quella data e per oltre un secolo la competizione non prevedeva né regolamentazioni né un calendario. La logica era quella di un evento spontaneo all’insegna di rapporti corretti fra persone sportive, tanto da arrivare addirittura a saltare alcuni incontri o ad attribuire vittorie ex-equo, senza seguire uno schema ben preciso.

Squadra di Rugby della Scozia (1871). Wikipedia.org

Squadra di Rugby della Scozia (1871). Wikipedia.org

Nellinverno del 1910 la Francia entra ufficialmente a far parte del torneo – che diventa “Cinque Nazioni” –, e solo novanta anni dopo anche l’Italia esordisce per la prima volta, scontrandosi con la squadra vincitrice dell’ultimo torneo, cioè la Scozia. Dopo anni di lavoro e determinazione, gli azzurri riescono ad entrare nella rosa del rugby internazionale, e l’evento prende definitivamente il nome ufficiale di “Torneo delle Sei Nazioni”.

Durante questi anni il Torneo delle 6 Nazioni ha conosciuto momenti di alta tensione che in alcuni casi hanno minato la realizzazione stessa dell’evento. Vediamoli insieme.

Curiosità

  • Nel 1931, la Francia viene estromessa dal torneo per professionismo. Siamo in un’epoca in cui il rugby ancora si vanta di essere uno sport dilettantistico, e la punizione durerà molti anni, perché la riammissione risale al 1937. In realtà, sarà soltanto alla fine del secondo conflitto mondiale che il Torneo delle Quattro Nazioni potrà riprendere il nome di “Torneo delle Cinque Nazioni” e vedere di nuovo la Francia tra i partecipanti. Ma la Francia dovrà attendere ancora di più per aggiudicarsi la prima vittoria del torneo, nel 1959, ben quarantanove anni dopo il suo primo ingresso!
  • La spontaneità può essere davvero considerata la parola chiave della storia del Torneo delle 6 Nazioni, che nel 1973, quando è ancora il “Cinque Nazioni”, si conclude con due vittorie e due sconfitte per tutte le squadre partecipanti. Praticamente risultano tutte vincitrici. Un fatto clamoroso nella storia della competizione, il cui epilogo sarà l’assegnazione della vittoria ex-equo a tutte le squadre, non prevedendo la regolamentazione alcun criterio discriminante.
  • Un anno prima il torneo non era giunto nemmeno al termine, perché Galles e Scozia si erano rifiutate di giocare a Dublino. Siamo in un periodo molto teso della storia inglese e irlandese, ricordati soprattutto con la triste “bloody sunday” di Derry, in Irlanda del Nord, quando parte dell‘esercito di paracadutisti britannici aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26.
  • Nel 2001 un’epidemia di afta epizootica, una malattia contagiosa che colpisce principalmente bovini e suini, blocca per l’intera stagione il torneo delle Sei Nazioni. Un problema che condizionerà l’evento a livello logistico, e molte partite saranno rimandate e recuperate mesi dopo.
    Stadio di Croke Park a Dublino. Wikipedia.org

    Stadio di Croke Park a Dublino. Wikipedia.org

  • Il 2007 è un anno importante per la storia del Sei Nazioni. Come sfondo, lo storico stadio del Croke Park a Dublino, da dove la disputa di tornei di calcio e rugby, entrambi di origini inglesi, era stata vietata dopo il Massacro di Croke Park, un’altra “bloody sunday”, nel 21 Novembre 1920. Riammessa finalmente nel gioco, l‘Inghilterra si becca dall’Irlanda il più grande passivo della storia del torneo, 43-13. Inoltre, nell’ultima giornata del torneo, quattro squadre hanno matematicamente la possibilità di aggiudicarsi la vittoria. Il Grande Slam sarà però vinto dalla Francia, con una sfida che accende gli animi degli spettatori.
  • Il 24 Febbraio 2007, l’Italia batte la Scozia in trasferta con lo strepitoso punteggio di 37-17 . Le prime tre mete segnate nei primi sette minuti. Dopo otto anni, venti partite (con diciotto sconfitte e un pareggio), l’Italia, finalmente e meritatamente, vince la prima partita in trasferta nella storia del 6 Nazioni, la quarta in totale. E al Murrayfield di Edimburgo è festa grande, per la squadra e per i seimila fedelissimi tifosi. Un’annata fortunata per la nazionale, che riesce a battere anche il Galles allo stadio Flaminio. Sergio Parisse viene eletto Man of the match.

Molto più di un trofeo

Una nota a parte meritano la varietà di trofei e premi simbolici che vengono aggiudicati durante questa competizione.

Trofeo del Sei Nazioni. Wikipedia.org

Il Trofeo del Campionato Sei Nazioni è il premio ufficiale che si aggiudica la squadra vincitrice. La prima fu la Francia nel 1993. La coppa d’argento di 5.78 kg, voluta dal conte di Westmorland, ha quindici lati, che rappresentano i quindici giocatori, e tre maniglie (l’arbitro e i due giudici di linea). Intorno alla base di legno del trofeo si trovano gli emblemi di ciascuna delle sei Federazioni nazionali, ma a parte questa novità la coppa non sembra riportare simbolicamente gli aggiornamenti del passaggio da cinque a sei nazioni. In uno scomparto segreto sono custoditi i simboli delle cinque squadre, per tutta la durata del campionato, e la capacità del trofeo corrisponde esattamente a cinque bottiglie di champagne, una per ogni nazione partecipante. A proposito di champagne, il trofeo ne era così deteriorato che fu necessario sostituire l’argento della parte interna con oro a 22 carati!

Fino a questo momento l’unico trofeo riconosciuto era la Triple Crown, assegnata alla squadra che riusciva a battere le altre tre durante la disputa dell’allora Home Championship, ossia quando le nazioni erano quattro. L’idea di introdurre un piatto in argento per simboleggiare la vittoria risale soltanto al 2006, quando la Royal Bank of Scotland, sponsor ufficiale del torneo, ne commissionò uno apposito per dare un volto a quello che era conosciuto come “trofeo invisibile”.

Ma non finisce qui. La squadra che si aggiudica il primo posto del Sei Nazioni, vincendo tutte le cinque partite, si aggiudica il Grand Slam, una vittoria a punteggio pieno! Attualmente il primato è dell’Inghilterra con 12 Grand Slam, seguito da Galles e Francia. La nazionale irlandese ha dovuto aspettare 61 anni prima del suo primo Grand Slam, mentre L’Italia non è mai riuscita a vincerne uno. Ma siamo fiduciosi, è pur sempre l’ultima arrivata. Ed è questo che statisticamente salva il nostro paese dal beccarsi il premio opposto, il Whitewash, assegnato alla squadra che perde tutte le partite. Attualmente l’Irlanda, tra le veterane del torneo degli albori, ne ha accumulati 16.

Calcutta Cup, che giocano la Scozia e l'Inghilterra. Wikipedia.org

Calcutta Cup, contesa tra Scozia e Inghilterra. Wikipedia.org

Il Calcutta Cup, uno dei trofei più antichi del rugby, deve invece il suo nome esotico ad un match disputato a Calcutta il giorno di Natale del 1872. Il successo dell’evento portò alla formazione del “Calcutta Football Club”, club di vita brevissima. Quando venne sciolto, le rupie d’argento avanzate dalla cassa del club furono fuse per creare questa coppa. Bellissimo esempio di artigianato indiano, dal 1878 viene donata alla nazionale vincente tra Inghilterra e Scozia, solo quando si affrontano nel Sei Nazioni. Nel 1988 la coppa fu danneggiata durante i festeggiamenti da giocatori sia inglesi che scozzesi che la usarono come palla da rugby per le strade di Princes Street di Edimburgo, inebriati di alcol e felicità. I giocatori furono squalificati per sei mesi e la coppa riparata, sostituita da due copie e oggi è custodita in un museo!

Tra i premi minori non possiamo non citare il trofeo Giuseppe Garibaldi, il premio che si aggiudica annualmente la vincitrice tra la Francia e l’Italia. È stato istituito in occasione del bicentenario della nascita a Nizza dell’eroe dei due mondi, e l’opera è stata realizzata dall’ex capitano della squadra francese degli anni settanta, Rives, attualmente scultore professionista.

Chiudiamo questa sezione dedicata a trofei e premi del Sei Nazioni di rugby con il riconoscimento forse più goliardico di tutta la competizione, il Cucchiaio di Legno, un titolo simbolico per la squadra che arriva per ultima. La tradizione risale al 1824 quando all’Università di Cambridge gli studenti regalavano un cucchiaio di legno ai colleghi più fannulloni che avevano i voti più bassi agli esami. L’Italia ne ha collezionati ben 10, aggiudicandosi il conteggio più alto tra tutte le squadre… che dire, è pur sempre un primato!

L’Italia

Partita Scozia-Italia a Edimburgo in 2007. Wikipedia.org

Partita Scozia-Italia a Edimburgo in 2007. Wikipedia.org

L’Italia è entrata timorosa all’inizio del nuovo millennio a far parte di uno dei club più prestigiosi del pianeta, raccogliendo i frutti del lavoro dell’allenatore George Coste, colui che fa compiere al rugby italiano il salto di qualità. Una squadra cresciuta a suon di sconfitte e cucchiai di legno, ma cresciuta, e pronta a scrivere la storia tutta italiana di questo sport. Nel rugby la tradizione conta tantissimo e bisogna costruirla poco a poco, anno dopo anno. E nulla accade individualmente. È il gruppo a scandire il successo o meno di un match, e inevitabilmente di questo gruppo facciamo parte anche noi tifosi.

Non ci resta che aspettare con ansia il Torneo delle 6 Nazioni del 2017 che si terrà dal 4 Febbraio al 18 Marzo. La partita Italia vs Scozia sarà l’ultima giornata del torneo. Per non perdervi questo match, vi proponiamo un tour organizzato dedicato proprio al Rugby, che vi permetterà di unire le due facce di questa nazione, cultura e sport! E che vinca il migliore!

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